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La promessa del ceo Manley: «Fca resterà indipendente»

Bandiere a mezz’asta nelle sedi del gruppo della galassia Agnelli e un minuto di silenzio. Parte così, a poche ore dalla notizia della morte di Sergio Marchionne, in un clima quasi surreale, il primo appuntamento ufficiale del nuovo amministratore delegato di Fca, Mike Manley, che ieri ha illustrato insieme al cfo Richard Palmer il secondo trimestre del gruppo Fca. «Un trimestre difficile», ha ammesso il nuovo capo azienda, che segna il risultato storico del raggiungimento del debito zero, ma che mostra un calo significativo dei profitti(-35%) del gruppo automobilistico italo americano.
Focus sul finale d’anno 
Il primo atto concreto del nuovo vertice di Fca è stato così rivedere immediatamente le stime di fine anno, pur confermando gli obiettivi del piano industriale al 2022. Fca conferma per il 2018 l’obiettivo di un utile netto adjusted di 5 miliardi, ma rivede i ricavi netti tra 115 e 118 miliardi di euro (la stima iniziale era di 125 miliardi di euro), abbassa l’ebit adjusted a 7,5-8 miliardi di euro (il target era 8,7 miliardi di euro), così come la liquidità netta industriale prevista ora a 3 miliardi di euro anziché 4 miliardi. «Marchionne avrebbe rivisto le stime? Lo sapeva? È stata una scelta condivisa con lui?», è stato chiesto a Manley e Palmer nel corso della conference call da un analista. Un quesito che rende perfettamente l’idea dell’atmosfera in cui si è svolta la conference call di ieri con i titoli in Borsa sospesi al ribasso (-15,5% in chiusura), e dove il nome Sergio, tra ricordi e ringraziamenti, ha rappresentato una costante. Partendo dall’apertura dell’evento. Manley, con la voce che tradisce l’emozione, ha parlato di Sergio Marchionne come di un uomo «unico e speciale». «Ho trascorso nove anni parlando con lui ogni giorno, è un momento triste» ha ricordato prima di chiedere agli analisti un minuto di silenzio per rendere omaggio al manager scomparso. Anche il Cfo Richard Palmer si è unito al ricordo dicendosi «molto grato» di aver avuto la possibilità di lavorare al suo fianco negli ultimi anni.
I risultati fra presente e futuro
Un trimestre caratterizzato dalla conferma di uno dei risultati storici della gestione Marchionne, preannunciato dal manager canadese due mesi fa: Fca ha azzerato il debito e per la prima volta ha una liquidità netta di 500 milioni di euro, in aumento di 1,8 miliardi nel trimestre. Detto ciò il secondo trimestre 2018 si chiude con un utile netto adjusted pari a 981 milioni di euro, in calo del 9% (stabile a parità di cambi di conversione) e un utile netto a 754 milioni di euro in diminuzione del 35% (-26% a parità di cambi di conversione). Le consegne globali complessive sono state pari a 1.301.000 veicoli, +6% grazie soprattutto alla crescita in Nafta e America Latina che hanno compensato la flessione dell’Apac e di Maserati. I ricavi netti sono arrivati a 29 miliardi di euro, con un aumento del 4%(+11% a parità di cambi di conversione) per la crescita delle consegne e il positivo effetto prezzi. L’ebit adjusted è stato pari a 1.655 milioni di euro, in calo dell’11% (-3% a parità di cambi di conversione) con il margine in calo di 100 pb al 5,7 per cento. Il secondo trimestre è stato «duro» per Fca, ha detto Manley, ricordando che «anche Sergio Marchionne aveva anticipato che sarebbe stato un trimestre difficile ed è stato così». La revisione dei target di fine anno era però necessaria: «Sono sicuro che anche Sergio Marchionne avrebbe abbassato la guidance», ha detto Palmer, rispondendo all’analista che aveva sollevato la questione sulla “paternità” della decisione di rivedere gli obiettivi. Il direttore finanziario ha comunque aggiunto che, nonostante il taglio delle stime per il 2018, l’anno è «solido». «Confermiamo tutti gli obiettivi che ci siamo posti nel piano industriale al 2022», ha aggiunto Manley, «il 2018 è un anno molto importante, i target andavano rivisti: siamo sempre molto trasparenti con le comunicazioni al mercato», ha spiegato.
Priorità e sfide 
Il primo confronto con il mercato è stata poi l’occasione per ribadire le priorità e rassicurare sulle sfide future. Tra le priorità Manley cita la Cina: «Le sfide maggiori con cui dobbiamo fare i conti e che francamente continueremo a dovere affrontare sono tutte concentrate in Cina» spiegando che il gruppo dovrà pensare a come riorganizzare e rafforzare le attività nel Paese asiatico. Qui,nell’area Apac, i ricavi netti sono risultati in flessione del 33%, complici le azioni sui prezzi conseguenti all’annuncio di modifiche ai dazi sull’import in Cina. Fattore che ha condizionato anche Maserati che ha segnato un calo significativo dei ricavi (-47%) e dell’Ebit adjusted (-99%). Le rassicurazioni al mercato hanno invece interessato due temi: la strategia futura e l’impatto delle recenti dimissioni di Alfredo Altavilla, responsabile Emea. Sulla prima questione, Manley ha chiarito che «Fca è nelle condizioni per continuare a essere solida e indipendente.Possiamo avviare collaborazioni, ma siamo focalizzati sull’indipendenza e sull’attuazione del piano». Il tema alleanze, dunque, al momento non è contemplato. A proposito del piano, Manley ha confermato che la società intende portarlo avanti, sottolineando che «tutto ruota attorno all’esecuzione, siamo incredibilmente focalizzati».
Quanto alla squadra, il nuovo ceo si è limitato a osservare che l’uscita del manager responsabile Emea «non impatterà sulla nostra strategia». Manley ha aggiunto che la notizia delle dimissioni di Altavilla non è stata una sorpresa, anche se è stata accolta con dispiacere. «Il suo sostituto verrà nominato nel prossimo futuro», ha spiegato.
Infine Manley ha ricordato che Fca sta lavorando al progetto di una divisione finanziaria negli Stati Uniti. «Nulla è cambiato rispetto alle nostre intenzioni. È un lavoro in corso», ha detto.

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