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La produzione ancora al palo

La filiera dell’auto può sorridere, il resto dell’economia non proprio. Dopo la falsa partenza di gennaio, con una frenata in parte anomala e forse amplificata dalle opportunità di “ponti” offerta dal calendario, la produzione industriale di febbraio si riscatta solo in parte. Rispetto al mese precedente, dunque su base mensile destagionalizzata, i valori crescono dello 0,6% ribaltando il tracollo del mese precedente. È il segnale di una ripresa di “breve” significativa, anche oltre le attese, che tuttavia non ha i contorni del rimbalzo. Intanto perché la crescita, con l’eccezione dei beni strumentali, è quasi interamente “targata” energia, con i beni di consumo al palo e quelli intermedi in frenata di quattro decimali. Ma soprattutto perché quando il confronto si sposta su base annua il quadro riprende le solite tinte grigie, con un calo dello 0,2% che tiene in rosso di oltre un punto il bilancio del primo bimestre dell’anno. Dati in realtà ancora peggiori per la manifattura in senso stretto, perché per una volta l’indice globale non è affondato dal tracollo dell’energia, in crescita del 3,5% nel mese. Con l’eccezione dei beni strumentali (non i macchinari però) tutti i macro-comparti produttivi manifatturieri sono in rosso rispetto allo stesso mese del 2014, con la frenata peggiore per la componentistica, giù del 2,8%. L’oasi di crescita – come detto – è nei mezzi di trasporto, rilanciati in particolare dalla corsa a doppia cifra dell’auto. La ripresa delle immatricolazioni in tutta Europa e i vantaggi competitivi nelle esportazioni dirette nell’area del dollaro rilanciano la produzione di Fca, con un balzo che nel mese di febbraio vale il 29%. Nulla di paragonabile a quanto accade negli altri settori, dove però le cadute produttive erano state mediamente meno pesanti. Avanti adagio elettronica e farmaceutica, mentre alimentari e chimica restano sostanzialmente sui livelli del mese corrispondente. Altrove, nel comunicato Istat, soltanto segni meno, con una frenata che coinvolge alcune delle produzioni chiave del made in Italy: dal tessile-abbigliamento al legno, dalla gomma-plastica ai macchinari.
Dati non entusiasmanti, che rinviano ancora una volta a data da destinarsi la concretizzazione di una ripresa convinta e che tuttavia mostrano almeno nella velocità di breve qualche segnale di vitalità. Un recupero mensile, quello di febbraio, che per il senior economist di Intesa Sanpaolo Paolo Mameli corregge la discesa del mese precedente lasciando però il trend nell’industria «più vicino ad una stagnazione che non a una fase di vera e propria crescita dell’attività economica», segnalando inoltre il non completo dispiegamento nella manifattura degli effetti benefici legati alla discesa contemporanea della moneta unica e del prezzo del greggio. L’ufficio studi stima tuttavia che i dati di marzo per l’output industriale possano essere migliori (il centro studi di Confindustria ipotizza un recupero mensile dello 0,1%) consentendo così al primo trimestre 2015 di chiudere con il segno più sia nella produzione che nel Pil (rispetto al periodo precedente), situazione mai più sperimentata in Italia dal 2013.
Prospettive se non rosee comunque non troppo cupe anche per il centro studi di Confindustria, secondo cui dal profilo mensile si evince che il punto di minimo della recessione è stato toccato lo scorso ottobre e che una lenta ripresa è iniziata già nel corso dell’autunno. Alla luce di questi dati, nel primo trimestre 2015 per la produzione è stimato un incremento dello 0,2% rispetto al quarto trimestre 2014.

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