Siete qui: Oggi sulla stampa
Oggi sulla stampa

La Procura di Milano raccoglie la deposizione di Pier Silvio Berlusconi

Non ha rilasciato dichiarazioni Pier Silvio Berlusconi, amministratore delegato di Mediaset, dopo l’audizione di ieri in Procura a Milano. Ieri pomeriggio gli inquirenti lo hanno sentito al quarto piano del Tribunale milanese (come testimone) nell’ambito dell’inchiesta per aggiotaggio aperta nei confronti dei vertici di Vivendi dopo l’esposto presentato lo scorso 13 dicembre dalla stessa Mediaset e dalla controllante Fininvest.
Tra gli indagati, il presidente della società francese Vincent Bollorè e il suo amministratore delegato Arnaud de Puyfontaine. Ad accompagnare il figlio dell’ex presidente del Consiglio, i legali Niccolò Ghedini, Salvatore Pino e Pasquale Straziota, capo dell’area legale di Mediaset.
Una presenza del tutto simbolica visto che Berlusconi Jr, in quanto persona informata dei fatti, non necessitava di alcuna assistenza legale. A raccogliere la deposizione dell’ad di Mediaset è stata una new entry della procura di Milano: la pm Silvia Bonardi, di recente trasferita a Milano dalla procura di Brescia dove, tra l’altro, ha seguito, a partire dal 2001, l’inchiesta sul rovescio del gruppo bancario Bipop Carire. Sarà dunque lei ad affiancare i colleghi Fabio De Pasquale e Stefano Civardi cui sin dalle prime battute è stata affidata l’inchiesta.
Nessuna dichiarazione, dunque, da parte di Berlusconi Jr all’uscita, ma un significativo cenno di diniego a una precisa domanda dei cronisti su una possibile apertura di una trattativa con i francesi per una soluzione extragiudiziale del contenzioso che da mesi oppone il biscione ai transalpini per la rottura del contratto già sottoscritto per il passaggio ai francesi del 100% di Premium.
Una rottura che ha portato oltre alla denuncia in procura da parte di Mediaset, anche a un esposto presentato alla Consob in seguito all rapida salita dei francesi nel capitale di Mediaset, dopo la flessione subita dal suo titolo in conseguenza della rottura del contratto. La firma del contratto di acquisto di Premium era avvenuta nell’aprile del 2016. L’accordo prevedeva uno scambio azionario del 3,5% tra i due gruppi e il successivo passaggio in mani francesi del 100% di Premium per una cifra quantificata in 800 milioni di euro. Passano tre mesi e i francesi improvvisamente fanno dietro front: tra il 25 e il 28 luglio la situazione precipita. E con la situazione anche il titolo del Biscione che perde quota. È precisamente in questa fase che i francesi sembrano approfittare della debolezza della controparte e decidono di passare all’azione rastrellando titoli sino a raggiungere la soglia dell’Opa al 28,8% (con diritti di voto pari al 29,94). Una decisione «sospetta» sostengono all’unisono Fininvest e Mediaset, visto che il compratore è il medesimo soggetto attivo che, con la decisione di abbandonare Premium al suo destino, provoca il crollo del titolo della società madre.
Dal canto loro i francesi hanno sempre sostenuto, anche con toni veementi e metafore pittoresche, la non congruità dei reali valori di Premium con quelli rappresentati in sede di due diligence. Di qui anche il contenzioso civilistico e le reciproche querele per diffamazione aggravata. Il tutto pende nell’ufficio del giudice Vincenzo Perozziello dell’ex ottava sezione civile del Tribunale milanese. Mediaset chiede che il contratto sottoscritto venga onorato e che Vivendi sia «costretta» a farlo . Vivendi non si muove dalle sue posizioni.

Stefano Elli

Print Friendly

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Oggi sulla stampa

L'acquisto della banca senese potrebbe permettere al gruppo milanese di ridurre la distanza dal lead...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Negli ultimi giorni l’attenzione dei commentatori politici è stata focalizzata sulle modalità di...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Il governo Conte bis è entrato in crisi proprio quando alcuni dossier economici di capitale importa...

Oggi sulla stampa