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La procura di Milano cambia il nuovo capo sarà un esterno

Se fosse ancora necessario, nelle prossime settimane dal palazzo più importante della giustizia italiana – il Consiglio superiore della magistratura – arriverà il segnale definitivo che una certa storia della Procura più prestigiosa d’Italia, quella di Milano, è terminata. Quel segnale sarà la nomina del nuovo capo che, stando alle voci di tutte le correnti, sarà probabilmente un “papa straniero”. «Dato quello che abbiamo ascoltato in queste ore, sembra quasi inevitabile » dice una fonte interna al Consiglio, facendo riferimento alle audizioni dei procuratori aggiunti, sfilati davanti alla Prima commissione per raccontare la situazione ambientale nella quale si lavora. Una situazione hanno raccontato almeno quattro di loro – nella quale le scelte più delicate, compresa la vicenda Amara ed Eni, non sono state condivise. «Abbiamo saputo tutto dai giornali» hanno detto.I termini per la presentazione delle domande alla successione di Francesco Greco scadranno domani. Per i nomi, dunque, è ancora troppo presto. Ma le voci si rincorrono in un risiko che coinvolge alcuni dei ruoli più importanti d’Italia. Quelli che circolano più insistentemente sono i nomi dell’attuale procuratore di Napoli, Giovanni Melillo, che già si era candidato cinque anni fa quando fu scelto Greco. Il procuratore di Bologna, Giuseppe “Jimmy” Amato. Sicuramente presenterà domanda il procuratore di Catanzaro, Nicola Gratteri. E potrebbe concorrere anche il procuratore generale di Firenze, Marcello Viola, che ha in piedi però il ricorso alla giustizia amministrativa per la guida della procura di Roma, oggi guidata da Michele Prestipino. Nelle ultime ore si è fatto il nome anche di un altro magistrato molto stimato, il procuratore capo di Lecce, Leonardo Leone de Castris. Resta comunque in piedi la soluzione interna, con il procuratore aggiunto Maurizio Romanelli, a capo del dipartimento reati contro la pubblica amministrazione.In attesa di capire cosa accadrà, ci sono però nodi che andranno sciolti prima della pausa estiva: domani è prevista l’udienza a porte chiuse della sezione disciplinare che discuterà del caso Storari. La contromossa del pm, di fronte al Csm, è una memoria destinata ai consiglieri in queste ore, la difesa con cui ricostruirà i fatti della scorsa primavera provando a spiegare il perché della consegna dei verbali di Amara a Davigo. Un documento messo a punto con il suo legale Paolo Della Sala, nel tentativo di scongiurare gli effetti della richiesta avanzata dal pg della cassazione Giovanni Salvi all’organo di autogoverno della magistratura, ovvero il trasferimento e la perdita delle funzioni. Davanti al Csm infatti Storari deve rispondere di tre accuse: la fuga di notizie, l’aver consegnato i verbali a Davigo e il non essersi astenuto dall’indagine sulla fuga di notizie dopo che il giornalista del Fatto Quotidiano, Antonio Massari, aveva denunciato ai pm milanesi di aver ricevuto in forma anonima i verbali e l’aver contestato le scelte del suo capo informalmente con un membro del Csm. Difesa, quella di Storari, a cui si aggiungerà anche l’elenco di adesioni all’appello in sua solidarietà, nato dai pm milanesi con il sostegno di Alberto Nobili: in totale la raccolta ha superato quota 200 firme, tra sostituti milanesi, magistrati del distretto e sottoscrizioni di giudici e pm arrivate da fuori. Nella vicenda Storari è entrato poi un ulteriore elemento, portato dal procuratore aggiunto alberto Nobili nell’audizione di martedì: Nobili ha raccontato di aver saputo da Storari che fosse pronta una misura cautelare per Amara (e i suoi amici Armanna e Calafiore) per calunnia. Storari quindi non credeva al racconto di Amara. Davigo lo sapeva? E se così fosse, perché ha veicolato a mezzo Csm dichiarazioni di quello che il pm riteneva un calunniatore?Sull’altro fronte, quello che riguarda gli accertamenti disciplinari avviati da Salvi nei confronti del procuratore aggiunto Fabio De Pasquale e del pm Sergio Spadaro, indagati a Brescia per rifiuto di atti d’ufficio nell’ambito del processo Eni-Nigeria, invece non sono ancora state formalizzate le incolpazioni. È possibile però che accada a breve anche perché la procura di Brescia ha già trasmesso gli atti. Rinviata a stamattina invece la discussione al Csm sui rilievi al modello organizzativo della procura di Milano.

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