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La procedura concorsuale fa decadere il limite annuale

In caso di mancato pagamento del corrispettivo per effetto di procedure concorsuali o “meta-concorsuali” e di procedure esecutive rimaste infruttuose le note di variazione non “soffrono” il termine annuale. Stessa sorte in caso di nullità, annullamento, revoca, risoluzione, rescissione, e simili del contratto.
Il coinvolgimento del proprio creditore in una procedura concorsuale comporta il mancato incasso, totale o parziale, del corrispettivo pattuito. Anche in questi casi, pur non sussistendo il termine annuale per l’emissione della nota di variazione in diminuzione, il documento può essere emesso entro e non oltre il termine previsto per l’esercizio del diritto alla detrazione. In tal senso si è espressa anche l’agenzia delle Entrate con la risoluzione n. 89/2002. Dell’individuazione del momento da cui conteggiare il predetto termine si era invece occupata la circolare n. 77/2000.
Fallimento
Con riferimento al fallimento, si deve prendere in considerazione il termine fissato per la presentazione delle osservazioni al piano di riparto, decorsi quindici giorni dal ricevimento della comunicazione inviata ai creditori, ivi compresi quelli oggetto di procedimento di opposizione, impugnazione o revocazione. In caso di somme insussistenti per la soddisfazione dei creditori, il momento decorre dalla data entro cui è possibile proporre reclamo avverso il decreto di chiusura della procedura, ossia dieci giorni dalla notifica del provvedimento.
Il professionista che a seguito dell’approvazione del piano di riparto incassi solo una parte del credito maturato per le proprie prestazioni (ante fallimento) non attiva la procedura delle note di variazione, ma procede col fatturare direttamente quanto incassato (risoluzione n. 127/08).
Concordato preventivo
In caso di concordato preventivo, la data da prendere in considerazione coincide con la chiusura del concordato. In dottrina è stato più volte osservato che tale momento potrebbe essere individuato nella data del decreto di omologazione.
Va tuttavia ravvisato che la risoluzione n. 77/02 afferma che bisogna aver riguardo anche al momento in cui il debitore adempie agli obblighi assunti nel concordato. Parrebbe quindi quanto meno prudente attendere questo secondo momento, che consente di individuare esattamente l’importo non onorato per effetto della procedura.
Va inoltre ricordato che il decreto semplificazioni introduce tra le procedure previste dal comma 2, che non soggiacciono al termine annuale di emissione della nota di variazione, anche l’accordo di ristrutturazione dei debiti omologato e il piano attestato di risanamento.
Anche eventuali procedure infruttuose consentono l’emissione delle note di variazione. In questi casi non basta la notifica del titolo esecutivo, ma si deve attendere almeno l’esito negativo del pignoramento (risoluzione n. 195/08). Pertanto, se in seguito alla notifica del precetto non è seguita alcuna attività esecutiva non può dirsi integrato il requisito per l’emissione della nota di variazione.
Nullità del contratto
In caso di nullità del contratto la nota di variazione può essere emessa solo in presenza di una dichiarazione (trattasi di fatto di un atto amministrativo o giudiziale) in tal senso.
Al contrario, quando l’emissione della nota di variazione dipende da altre cause, quali annullamento, revoca, risoluzione, rescissione e simili riferiti a un contratto, non è necessaria la “dichiarazione” della causa. Caso classico è quello del contratto che prevede una clausola risolutiva espressa: la semplice individuazione della causa che fa scattare detta clausola comporta la possibilità di emettere nota di variazione.

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