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La privacy violata degli italiani il Garante contro i colossi del web “Basta con il loro strapotere”

Un pugno di ferro in un guanto di velluto. Così appare la prima relazione annuale di Antonello Soro da Garante della Privacy. Un cazzotto che arriva allo stomaco dei colossi del web come Google, definiti «monopolisti indisturbati » in grado di limitare la Rete con «algoritmi che non sono neutrali». E non risparmia le amministrazioni pubbliche, quelle che per una «malintesa idea di trasparenza » diffondono dati sensibili dei cittadini, e quelle che hanno creato centinaia di disordinati database «senza un progetto nazionale e organico». Soro è preoccupato, vede la privacy degli italiani vulnerabile e sempre più minacciata: le violazioni accertate dall’Authority nel 2012 sono state 578 (l’anno prima erano 358), le ispezioni sono aumentate, le segnalazioni di abusi degli operatori del marketing telefonico sono arrivate a quota 7000. Un record. Pure le intercettazioni telefoniche sono sotto osservazione.

INTERCETTAZIONI E DETENUTI
Uno dei suoi primi atti, appena diventato presidente dell’Authority un anno fa, è stato quello di aprire un’indagine conoscitiva sulle procedure seguite in materia di intercettazioni dalle procure e dai gestori incaricati. I risultati raccolti negli uffici giudiziari campione di Venezia, Bologna, Perugia, Potenza e Catanzaro non sono stati confortanti. Il sistema è troppo permeabile alla fuga di notizie anche quando gli atti sono coperti da segreto. «Nelle prossime settimane — ha detto il Garante nella Sala della Regina di Montecitorio — adotteremo un provvedimento generale per elevare lo standard di protezione dei dati ed evitarne indebite divulgazioni». Saranno delle linee guida, divise in punti, pronte entro la fine del mese, a cui si dovrebbe accompagnare, auspica Soro, «una riflessione sul possibile aggiornamento del codice dei giornalisti, per aumentare le cautele per i minori e le vittime coinvolti in casi giudiziari ed evitare il giornalismo di trascrizione».
Particolare attenzione anche ai soggetti più deboli, i detenuti, gli internati, gli stranieri che stanno nei centri di identificazione e espulsione. «Dobbiamo renderli più consapevoli del loro diritto alla riservatezza».
LE REGOLE DEL WEB
Poi c’è la Rete, ormai troppo spesso canale per ingiurie, minacce, vessazioni, discriminazioni. «Da strumento di democrazia si sta trasformando in uno spazio senza regole dove si può impunemente violare i diritti». Un passaggio della relazione che il presidente dellaCamera Laura Boldrini, presente in sala, ha particolarmente apprezzato annuendo più volte, essendo finita anche lei poche settimane fa nel tritacarne dello stalking informatico. Il ragionamento di Soro è sottile. Invece di pensare a leggi aggiuntive che mettono sempre in agitazione il popolo di Internet, propone di «responsabilizzare i protagonisti del web, in modo da bilanciare il diritto all’anonimato con le esigenze di accertamento dei reati». Per combattere il cyberbullismo, insomma, serve un impegno più attivo dei provider, dei social network, dei motori di ricerca. Soprattutto quando si tratta di rimuovere contenuti lesivi della dignità delle persone.
GESTIONE OPACA
Gli “over the top”, Google, Facebook (che ha superato il miliardo di iscritti) e Amazon, sono al centro del discorso del Garante. La possibiltà di accedere al web passa attraverso gli operatori più grandi «che possono liberamentedecidere la gerarchia delle notizie ». È il passaggio più duro della relazione di Soro. «Ognuno di noi rischia di trovare online quello che altri decidono di fargli trovare, una conoscenza parziale e incompleta della realtà». E ancora. «Gli algoritmi (in base al quale funzionano i motori di ricerca) non sono neutrali, non si può parlare di libertà della Rete sino a quando non saranno pienamente conosciuti e condivisi i criteri per indicizzare i contenuti e dunque condizionare i risultati delle ricerche». Anche per questo è stato avviato un procedimento contro Google «per la gestione opaca relativa alle nuoveregole della privacy adottate». Con i Google glass, gli occhiali super tecnologici, il rischio è di «trasformare ogni utente in un piccolo grande fratello».
GLI ERRORI DEI COMUNI
Bacchettata anche ai Comuni. Più di trenta, negli ultimi dodici mesi, sono stati censurati dal Garante per aver messo online i dati sensibili delle persone sottoposti a trattamento sanitario obbligatorio. «Trasparenza non vuol dire necessariamente riversare in Rete tutto il contenuto di un provvedimento amministrativo», sottolinea il Garante. Che ribadisce l’urgenza di fare — come è previsto dal Codice — un censimento di tutte le banche dati istituite per fini di pubblica sicurezza. Non solo, bisogna aumentare le tutele sugli archivi dei gestori di servizi quali telefonia, elettricità e gas, e garantire la possibilità di sottrarre a quelli dei quotidiani notizie non più attuali considerate «pregiudizievoli per l’interessato».
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