Siete qui: Oggi sulla stampa
Oggi sulla stampa

La privacy? Può diventare un fattore competitivo  

Non è un lavoro facile quello del Garante della Privacy, perché deve assicurare qualcosa che non sempre l’opinione pubblica adeguatamente apprezza e del cui valore si rende sempre conto. Tendiamo un po’ tutti ad affrontare il problema distrattamente e sbrigativamente: le comodità dei servizi che troviamo su Internet ci inducono a prendere sottogamba i rischi per la sfera privata e gli accorgimenti per evitarli. Talvolta anche a causa della farraginosità delle stesse procedure di garanzia.

È questo uno degli argomenti che Antonello Soro, responsabile dell’Authority per la protezione dei dati personali, affronterà nella sua Relazione annuale del 28 giugno. Di cose da dire ne avrà parecchie, perché l’ultimo anno ha portato alcune grosse novità di scenario cui hanno contribuito, in modo significativo, l’esperienza e gli orientamenti normativi maturati nel nostro Paese.

«La prima novità — dice Soro — è l’approvazione, dopo quattro anni, del Regolamento europeo in materia di protezione dei dati personali, uno strumento importante per tre ragioni. In primo luogo perché armonizza la materia nei ventotto Paesi dell’Unione. Poi perché adegua le regole all’evoluzione tecnologica, per esempio alla crescita dei social network e dei big data. Infine perché istituisce la figura del privacy officer aziendale, il responsabile dei dati».

Il regolatore europeo, dice il magistrato, sta cambiando approccio verso le aziende che usano le informazioni sui clienti a scopo di marketing: si scommette sul fatto che, per le imprese, una politica corretta e ben comunicata della privacy sia un importante vantaggio competitivo nei confronti dei concorrenti: un’attività conveniente. Di conseguenza si introducono poche regole chiare e si prevede di intervenire con le sanzioni a posteriori, nel caso in cui le norme non siano rispettate. Il cambiamento del resto è già in corso. E non a caso è più veloce nei settori dell’economia, come assicurazioni e banche, dove trasparenza e cura nella gestione dei dati e della privacy possono essere l’elemento che fa la differenza nella scelta del cliente.

«L’altra grossa novità di quest’ultimo anno — dice Soro — è nel rapporto tra le authority e gli Over the Top, le multinazionali della Rete come Google, Facebook e Amazon. Lo scandalo Datagate, con le rivelazioni di Edward Snowden sulle schedature di cittadini (anche europei) da parte della National Security Agency americana, ha cambiato l’atteggiamento degli stessi monopolisti della Rete, che oggi sono più attenti al problema. E temono un inasprirsi delle regole ma anche una crescita della vigilanza dell’utente sui dati che gli appartengono». Va infatti facendosi strada l’idea che i dati personali, così come accadde a fine anni 90 con le reti di telecomunicazione, siano una risorsa da togliere ai monopoli e da liberalizzare. Oggi ad esempio, se un utente vuole, può uscire da Facebook, ma i suoi dati personali (su usi, gusti e preferenze) restano proprietà del monopolio social.

«A partire dal maggio 2018 — dice Soro — entrerà in vigore la portabilità dei dati personali: che, come il numero telefonico o il mutuo per la casa, potranno essere spostati da un’azienda all’altra». E diventare, aggiungiamo noi, oggetto di un negoziato in cui l’utente potrà cercare la controparte che gli offre le condizioni migliori. È probabile che, sulla spinta della convenienza, cresca anche la sensibilità dell’opinione pubblica al tema e si riduca il numero degli “indifferenti».

Tra le authority europee quella italiana è stata forse la prima a cercare la strada dell’accordo con Google. Con quali risultati? «Le garanzie che chiedevamo sono state introdotte, soprattutto in termini di consenso dell’utente. Siamo invece meno soddisfatti del modo in cui i dati delle persone continuano ad essere raccolti a loro insaputa, incrociando i servizi offerti: dall’email al motore di ricerca. Si è comunque fatto un doppio passo avanti nell’ottenere il riconoscimento dell’autorità nazionale e nell’affermare il rispetto di alcune regole».

Un primo passo — novità degli ultimi giorni — è stato compiuto anche con Facebook. Dopo averlo chiesto inutilmente al social network, un utente si è rivolto al Garante per ottenere la rimozione di foto compromettenti mediante le quali veniva ricattato da una donna con cui aveva intrattenuto una relazione. «Noi ci siamo mossi: e Facebook ha assicurato che provvederà entro dieci giorni. In sostanza vogliamo introdurre anche nel mondo virtuale le regole che valgono in quello reale».

Nella sua Relazione il presidente parlerà anche di «diritto all’oblio», la possibilità di vedere cancellate dal web notizie di fatti conclusi da tempo e non rilevanti ai fini della cronaca e della storia. E’ infatti al Garante che si rivolgono le persone che vogliono presentare richieste di questo tipo. Spesso vengono accolte, ma non sempre.

Recentemente, ad esempio, tra i richiedenti c’è stato un ex terrorista. In quel caso il «diritto all’oblio» è stato negato con la motivazione che i fatti in questione rappresentano, purtroppo, un pezzo di storia che non può e non dev’essere rimosso.

Print Friendly

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Oggi sulla stampa

Leonardo Del Vecchio stila la lista per il rinnovo del consiglio di amministrazione di Essilor Luxot...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Per capire la Ragioneria generale dello Stato bisogna aver visitato la sala di Via Venti Settembre d...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Riflettori puntati sulla cessione della quota (il 62,50%) di Banca Profilo, oggi all’interno del p...

Oggi sulla stampa