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La privacy «perde» le sanzioni penali

La privacy perde le sanzioni penali. Nella bozza di decreto legislativo che deve armonizzare il regolamento europeo con l’attuale legislazione è stata lasciata cadere la parte penale, ora contenuta nel codice della riservatezza, che dal 25 maggio – quando le regole Ue diventeranno efficaci – sarà abrogato . Restano le sanzioni penali per fattispecie minori, come le false dichiarazioni e notificazioni al Garante ( articolo 168 del codice), mentre sparisce l’articolo 167 (trattamento illecito dei dati).
Perdita “compensata” da un sensibile inasprimento delle sanzioni amministrative voluto dal regolamento e giustificata dalla frequente prescrizione che colpisce gli illeciti penali. A favore ha giocato anche la sentenza Grande Stevens della Corte europea dei diritti dell’uomo, che ha escluso il penale in presenza di una sanzione amministrativa pesante.
Ragionamento che non convince il garante europeo, Giovanni Buttarelli, che ieri, nel corso di un convegno sul regolamento europeo organizzato a Roma da Assonime, si è detto profondamente deluso dal “colpo di spugna”.
Cancellazione che non è, comunque, definitiva: il decreto deve, infatti, ricevere il parere delle commissioni parlamentari e quello del Garante, per poi ritornare a Palazzo Chigi per l’approvazione definitiva. Un iter che, se tutto va liscio, si concluderà proprio a ridosso del 25 maggio.
E questo non aiuta, come ha sottolineato il Garante nostrano nel corso di un incontro organizzato sempre ieri a Roma alla Sogei. Non avere un quadro legislativo chiaro rende ancora più complicata la gestione dei ritardi di parte della Pa e dei privati. Il Garante ha però assicurato che il 25 maggio non si presenterà con il fucile spianato. Ci sarà un periodo di grazia, a condizione che non si registrino gravi inadempienze. Lo ha accordato anche l’Autorità della privacy francese (il Cnil), che ha concesso una “moratoria” di sei mesi.
La pubblica amministrazione deve però cambiare passo. L’efficienza delle banche dati – ha sottolineato il presidente del Garante, Antonello Soro – va sempre coniugata con la sicurezza: «Ne va della tutela dei cittadini, ma anche della sicurezza dello Stato». Tanto più se si tratta della Sogei, che gestisce una mole enorme di informazioni: basti pensare che ogni anno riceve 100 milioni di dati relativi al le dichiarazioni dei redditi e 25 milioni di certificati sanitari.
Tra le righe del monito di Soro si poteva leggeva – anche se non esplicitamente citato – il riferimento alla verifica che portò nel 2008 l’Autorità a richiamare all’ordine proprio l’Anagrafe tributaria per vistosi buchi nella protezione dei dati personali. Il regolamento europeo può, però, rappresentare uno spartiacque. «Comporta oneri per tutti, ma è anche una grande opportunità», ha commentato Soro.
Sogei ha recepito il messaggio. Sia il presidente, Biagio Mazzotta, che l’amministratore delegato, Andrea Quacivi, hanno assicurato che la società si è messa al passo con le regole Ue e ora rappresenta un modello di riferimento per l’intera amministrazione finanziaria .

Antonello Cherchi

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