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La priorità del nuovo ceo è fare subito chiarezza sul dossier Monte Paschi

Il nuovo piano industriale di UniCredit arriverà solo dopo l’estate. Ma il nuovo Ceo Andrea Orcel ha già le idee chiare. Le priorità strategiche della banca, secondo le fonti contattate dal Sole24Ore, sono tre: rilancio delle attività italiane dove da tempo i ricavi sono in continuo calo, ridefinizione della presenza nel Centro Est Europa, accelerazione nella trasformazione digitale dei processi e del modello di servizio.

Su questi temi Orcel si confronterà con il management e con il board con cui sarà condivisa l’architettura del nuovo business plan. Ma prima il banchiere dovrà dedicarsi all’esame della attuale macchina organizzativa ed è possibile che intenda rivedere l’assetto della prima linea del top management della holding basato su “coppie” di co-ceo.

Tra i primi interventi attesi da Orcel, anche con un potenziamento del team con manager in arrivo dall’esterno, vi è sicuramente la divisione corporate & investment banking (Cib). È un’area che Orcel conosce direttamente in ogni dettaglio, sia per la lunga esperienza in Merrill Lynch sia per quella più recente in Ubs, ristrutturata e rilanciata . Se è vero che UniCredit è soprattutto una banca commerciale, nel corso degli anni un contributo sostanzioso alla redditività del gruppo è arrivato anche dalla divisione Cib che ultimamente pare avere perso smalto: nel 2020 l’utile netto della divisione è sceso del 33,7% a 936 milioni (circa la metà di quello della analoga divisione di IntesaSanpaolo: 1875 milioni).

Un riesame strategico sarà rivolto anche alla presenza del gruppo nel Centro Est Europa (CEE). Dopo la lunga serie di acquisizioni avviate a inizio anni 2000, UniCredit ha ceduto alcuni asset prima durante l’era Ghizzoni e soprattutto con la ristrutturazione voluta da Mustier (cessione di Pekao in Polonia e YapiKredi in Turchia). Quello che è rimasto è una somma di banche di rilievo ma da cui, in assenza di fabbriche prodotto e servizi unitari di gruppo (a parte il global transactions banking da rilanciare), è difficile fare emergere sinergie che ne migliorino la redditività. Una strada indicata da alcuni consulenti può essere quella di puntare su aggregazioni a livello nazionale per crescere in alcuni Paesi della CEE ed eventualmente uscire da altri, selezionando dove rimanere anche in base alle opportunità di crescita che il piano Next Generation Eu avrà nei vari Stati della Ue nei prossimi anni.

Finché non si arriverà a una vera Unione Bancaria, le fusioni cross border resteranno un’opzione ardua e le uniche aggregazioni che possono generare sinergie (certe) di costi sono quelle a livello nazionale. Nel caso di UniCredit questa è una realtà che vale per la CEE, per la Germania (dove però le opportunità sono poche, se non una sola) e ovviamente anche per l’Italia.

Già, che cosa farà Orcel in Italia? Chi lo conosce sostiene che la sua priorità sarà il rilancio delle attività di commercial banking per frenare l’emorragia di ricavi che nel 2020 hanno visto un crollo degli interessi netti (-12,4%) e anche un netto calo delle commissioni (-7,5%). È assai probabile che la “macchina UniCredit” anche nel primo trimestre del 2021, quello senza ceo, abbia girato con i motori non a pieno regime. E dunque è necessario ripartire in fretta, tanto che Orcel nei suoi pre-incontri virtuali ha dialogato con alcuni regional manager prima ancora di completare i meeting con la prima linea del management.

In Italia però tutti aspettano Orcel alla prova dell’m&a. La attuale valutazioni di mercato di UniCredit (circa 0,33 il patrimonio) rende onerosa ogni ipotesi di fusione con scambio azionario. Il primo a saperlo è lui, dice chi lo ha incontrato. Prima di arrivare a un’aggregazione servirà tempo. Ad avere fretta però è il Mef che al massimo entro fine anno ha l’obbligo di ricapitalizzare la controllata Mps e vorrebbe farlo nell’ambito di un’aggregazione che porti la banca fuori dal perimetro statale. La trattativa informale tra Mef e UniCredit si è interrotta con l’uscita di Mustier e il dossier è da oggi sul tavolo di Orcel. Una risposta al Governo è dovuta. Se esistono le condizioni perché il deal sia vantaggioso per gli azionisti di UniCredit, l’operazione sarà esaminata. Altrimenti si dirà: no, grazie. Da mesi in Borsa le valutazioni di UniCredit scontano anche questa incertezza. Fare chiarezza sul caso Mps, è la vera priorità nell’agenda di Orcel.

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