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La previdenza non è più un optional

La Cassa forense pensa al rinnovo dell’organigramma e risponde alle sollecitazioni del ministero della Giustizia. Il punto non è per nulla banale. Da quando la riforma forense si è trasformata in legge, è diventata obbligatoria l’iscrizione alla Cassa per tutti coloro che vogliono esercitare la professione di avvocato. In parole povere, chi non paga la previdenza agli avvocati non può rimanere iscritto all’albo.
Il nuovo flusso
Questo comporterà l’iscrizione di circa 60 mila avvocati che finora erano rimasti (per vari motivi) fuori dalla cassa di previdenza. Contestualmente, però, vengono segnalate anche le uscite: si parla di almeno 10 mila professionisti che rinunceranno all’iscrizione all’albo ma se le regole non saranno più morbide a uscire potrebbero essere 20 mila. In mezzo a tanti cambiamenti la Cassa forense aveva deciso di far slittare le proprie elezioni interne al 18 novembre. Di parere opposto il ministero della Giustizia che ha invece chiesto ufficialmente un anticipo della tornata elettorale. La scorsa settimana la cassa di previdenza degli avvocati ha deciso di adeguarsi.
«Abbiamo prontamente recepito le istanze del ministero del Welfare anticipando la data per il rinnovo delle cariche al 9 settembre — conferma il presidente della Cassa forense Alberto Bagnoli —. In precedenza la data era stata fissata al 18 novembre per adeguarci alla nuova legge, assicurare l’ingresso ai nuovi iscritti e riassettare l’organismo in base alle nuove regole. Dopo un confronto interno, non abbiamo avuto alcuna difficoltà ad aderire all’invito del ministero del Lavoro in merito all’anticipazione della data delle elezioni per il rinnovo del Comitato dei delegati. La data di novembre era stata scelta non certo per procrastinare nel tempo il confronto elettorale all’interno dell’avvocatura, ma per cercare di risolvere tempestivamente, entro l’anno di tempo assegnatoci dalla legge, il problema del regolamento di attuazione previsto dalla nuova legge professionale. Il provvedimento, infatti, sancisce il principio della coincidenza tra iscrizione all’albo professionale e iscrizione alla Cassa, un principio che ci ha imposto di individuare le opportune modalità per inserire nel sistema quasi 60 mila avvocati sino a oggi non iscritti per redditi troppo bassi».
Le conseguenze
Proprio il fatturato basso rimane il tema portante della crisi che ha colpito la categoria: i giovani fanno fatica a portare a casa un reddito decente, gli under 40 vedono un crollo dei redditi dal 2007 a oggi. «Esiste un’emergenza innegabile che riguarda giovani e donne — conferma Bagnoli —. Sotto i 40 anni il reddito medio lordo annuale sta intorno ai 30 mila euro, una cifra che si abbassa del 40 per cento per le donne. Una condizione insostenibile a cui cercheremo di far fronte fissando forme di agevolazione per i nuovi iscritti, i giovani e le donne».
Intenzione lodevole ma che da sola non basterà. La crisi della categoria sta mettendo a dura prova la tenuta degli avvocati indipendenti (quelli che non fanno parte di grandi studi) e i costi della previdenza obbligatoria cominciano a essere poco sostenibili. Se davvero saranno 60 mila i nuovi iscritti, crescerà anche il numero dei morosi con la cassa e la schiera di coloro che, dopo un primo tentativo, saranno «costretti» a uscire dall’albo. Forse inizia quella «selezione della specie» che i più pessimisti avevano preannunciato un paio d’anni fa.

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