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«La pressione fiscale va ridotta ma l’evasione dell’Iva è troppo alta»

Una maggior supervisione strategica degli organi politici, più autonomia delle agenzie fiscali, che dovrebbero essere in grado di stabilire in proprio le retribuzioni e gli avanzamenti di carriera, eliminazione della duplicazione di ruoli e funzioni tra Agenzia delle Entrate, Equitalia e Guardia di Finanza, una riscossione più efficace e severa e la revisione dell’enorme debito fiscale arretrato, 758 miliardi dei quali ne sarebbero effettivamente riscuotibili solo 100. Sono queste le raccomandazioni per migliorare l’efficienza dell’amministrazione fiscale fornite al governo, che le aveva richieste espressamente un anno fa, dal Fondo Monetario e dall’Ocse.

I due rapporti sono stati consegnati ieri al ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, ed ora saranno trasmessi alle commissioni parlamentari perché valutino eventuali proposte di riforma. Il governo, da parte sua, si dice consapevole e pronto a intervenire sui problemi evidenziati, o almeno su gran parte di essi. Mentre il presidente del Consiglio, Matteo Renzi, conferma per il 2017 la riduzione dell’Ires per le imprese e annuncia la proroga del super-ammortamento, Padoan garantisce che «le tasse si devono pagare in modo più semplice e si sta già lavorando nelle direzioni indicate» da Ocse e Fmi.

«Il tax gap sull’Iva», cioè la potenziale evasione, «è in Italia il 30% ed è troppo alto» dice il ministro, che apre al suggerimento di introdurre la dichiarazione Iva, oggi annuale, ogni mese. Il governo, dice Padoan, è pronto a intervenire per assicurare direttive strategiche più chiare all’amministrazione e favorire il coordinamento tra le agenzie. Più difficile, semmai, sarà intervenire sull’autonomia interna di queste ultime, in particolare su retribuzioni e carriere, visto che al di là dei modelli di business, in Italia è la Costituzione ad imporre reclutamenti ed avanzamenti per concorso nel settore pubblico.

Secondo Ocse e Fmi sarebbe complicato anche un accorpamento tra Agenzia ed Equitalia, i cui dipendenti hanno contratti differenti, che però è il modello seguito da tutti i grandi paesi. La riscossione dovrebbe comunque essere più incisiva. Ocse e Fmi contestano l’eccessiva lunghezza delle rateizzazioni (10 anni) su molte delle quali Equitalia non ha potere discrezionale, così come i tempi troppi lunghi concessi ai debitori prima di avviare il recupero coatto delle somme dovute. Somme sulle quali sarà bene far chiarezza. Equitalia ha in carico 728 miliardi di tasse arretrate da riscuotere, ma 135 riguardano debitori falliti, 76 quelli deceduti, 350 quelli difficili da recuperare o addirittura non dovuti (il 20% del totale). Solo 100 miliardi sarebbero recuperabili. Tutti gli altri non hanno ragione di essere ancora presenti nei bilanci dei creditori.

Mario Sensini

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