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La prescrizione vince sul Covid

È incostituzionale la sospensione della prescrizione quando il rinvio del processo penale risulta disposto dal capo dell’ufficio giudiziario per motivi organizzativi legati all’emergenza Covid-19. E ciò perché in tal caso, diversamente dalle ipotesi in cui il rinvio delle udienze è scattato per legge, lo stop al decorso del termine per l’estinzione del reato deve ritenersi in contrasto con il principio di legalità: il differimento dei giudizi, infatti, costituisce soltanto una facoltà del dirigente che è disciplinata dalla legge in modo generico. Lo stabilisce la Consulta con la sentenza 140/21, pubblicata il 6 luglio, che dichiara illegittimo l’articolo 83, comma 9, del decreto legge 18/2020, nella parte in cui prevede la sospensione del corso della prescrizione «per il tempo in cui i procedimenti penali sono rinviati ai sensi del precedente comma 7, lettera g), e in ogni caso, non oltre il 30 giugno 2020».

Mera eventualità. La Corte costituzionale provvede su una serie di questioni di legittimità sollevate dai tribunali di Paola, Spoleto, Roma e Crotone. E interviene, meglio dirlo subito, su una fattispecie diversa da quella della sentenza 278/20, che invece dichiarava costituzionale lo stop alla prescrizione dei reati introdotto dalle norme d’emergenza anti-Covid insieme alla sospensione dei termini processuali tra il 9 aprile e l’11 maggio 2020. Il tutto perché in quel caso la sospensione del termine di prescrizione del reato risulta ancorata a presupposti definiti in modo compiuto dalla legge. Opposto è il risultato quando il rinvio delle udienze, cui è legato lo stop al decorso del termine per l’estinzione del reato, costituisce il contenuto soltanto eventuale di una misura organizzativa che il capo dell’ufficio giudiziario «può» adottare: il tutto in base a una facoltà che risulta delimitata dalla legge in modo generico rispetto sia ai presupposti sia alle finalità da perseguire. Ecco perché, allora, la Consulta ravvisa la violazione del principio di legalità sancito dall’articolo 25, secondo comma, della Costituzione.about:blank

Valenza sostanziale. Nessun dubbio che abbia valenza sostanziale la previsione della legge quando dispone la sospensione del decorso della prescrizione: determina un allungamento complessivo del termine di estinzione del reato e, dunque, ricade nell’area di applicazione del principio di legalità che richiede che la fattispecie estintiva sia determinata nei suoi elementi costitutivi in modo da assicurare un sufficiente grado di conoscenza o di conoscibilità. E ciò proprio perché incide sulla punibilità. La norma del decreto Cura Italia censurata stavolta dai giudici di merito prevede sì, come le altre, una fattispecie di previsione del termine di prescrizione, ma rinvia a una regola processuale non riconducibile alle ipotesi indicate nell’articolo 159 cp: il contenuto della disposizione, infatti, risulta definito in modo integrale dalle misure organizzative adottate dal capo dell’ufficio giudiziario; si configura così «un radicale deficit di determinatezza, per legge, della fattispecie, con conseguente lesione del principio di legalità limitatamente alla ricaduta di tale regola sul decorso della prescrizione». Per quanto riguarda invece lo stop alla prescrizione dei reati introdotto dalle norme anti-Covid insieme alla sospensione dei termini processuali tra il 9 aprile e l’11 maggio 2020, la sospensione ben rientra nella causa generale di sospensione stabilita dall’articolo 159 Cp, secondo cui il corso della prescrizione rimane sospeso ogni volta che una particolare disposizione di legge ferma momentaneamente anche il procedimento o il processo penale.

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