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La prescrizione si allunga per minori e corruzione

La prescrizione si allunga per la corruzione, i maltrattamenti, i reati sessuali e pornografici commessi contro i minori. Ma per i reati più frequenti – furti, danneggiamenti, frodi e minacce – l’aumento dei tempi è contenuto e, soprattutto, solo eventuale: può arrivare in totale fino a tre anni , ma solo se il processo, in primo grado e in appello, si conclude con una sentenza di condanna.
È questo lo scenario che si delinea dopo il via libera alla riforma penale, approvata dal Parlamento nei giorni scorsi. Le nuove regole sulla prescrizione si applicheranno ai fatti commessi dopo l’entrata in vigore della legge, il 30esimo giorno dopo la pubblicazione in Gazzetta ufficiale. Si tratta di disposizioni – che hanno diviso la maggioranza e sono bersagliate dalle critiche degli operatori del diritto – scritte per arginare la caduta in prescrizione dei processi. Un fenomeno che riguarda circa il 4% dei procedimenti: secondo gli ultimi dati del ministero della Giustizia, riferiti al 2015, i provvedimenti che dichiarano l’avvenuta prescrizione sono stati 126.865, rispetto al totale di 3,15 milioni di procedimenti penali terminati.
La riforma penale, per la verità, non cambia il meccanismo di base (previsto dalla “ex Cirielli”, legge 251/2005) per il calcolo della prescrizione: il reato si estingue una volta decorso il tempo corrispondente al massimo della pena previsto per quel reato (comunque, non meno di sei anni per i delitti, non meno di quattro per le contravvenzioni). E questi tempi, in base alle norme attuali, sono raddoppiati per alcuni delitti: dall’omicidio stradale ai reati ambientali, dalla violenza sessuale alla pornografia minorile. Infine, la prescrizione così calcolata può ancora aumentare se si verificano degli “atti interruttivi” (previsti dall’articolo 160 del Codice penale), come, ad esempio, la sentenza di condanna. In questi casi, la prescrizione riparte dal giorno dell’interruzione, ma l’aumento totale non può superare di un quarto i tempi della prescrizione (può arrivare alla metà, ai due terzi e al doppio ad esempio per i delinquenti recidivi e abituali).
La riforma introduce un congelamento (che in totale può arrivare a tre anni) della prescrizione di carattere generale – senza operare alcuna distinzione in base al reato – che scatta solo in caso di condanna in primo grado (per 18 mesi) o in appello (anche qui per 18 mesi). È però reversibile: se nel grado successivo l’imputato viene assolto, nel termine complessivo di prescrizione si calcola anche il periodo di congelamento. Il meccanismo opera quindi solo se si arriva a sentenza e non investe i (tanti) procedimenti che si prescrivono durante le indagini preliminari.
Un altro periodo di sospensione è previsto in caso di rogatoria all’estero del magistrato: la prescrizione non decorrerà fino all’arrivo dei documenti richiesti o al massimo per sei mesi.
Una modifica severa è invece introdotta per i reati sessuali e i maltrattamenti in famiglia che riguardino minori di età: il termine di prescrizione decorrerà dal compimento di 18 anni da parte della vittima. Sono reati che hanno già tempi lunghissimi di prescrizione e che ora diventeranno, di fatto, imprescrittibili. Esempio: un abuso contro un bimbo con meno di 10 anni. Il termine di prescrizione massimo – che in presenza di atti interruttivi ordinari poteva già arrivare a 35 anni – aumenterà a 43, cui eventualmente aggiungere il congelamento triennale della prescrizione.
Un aumento ad hoc della prescrizione è previsto per i reati di corruzione, corruzione in atti giudiziari, induzione indebita a dare o promettere utilità, peculato (solo se in danno di Ue e Stati esteri) e truffa in danno dello Stato o altro ente pubblico. Per questi reati si prevede un aumento fino alla metà dei tempi, e non più fino a un quarto, in caso di atti interruttivi della prescrizione (e tra questi debutta l’invito a rendere interrogatorio alla polizia giudiziaria). Esempio: la prescrizione della corruzione per atto contrario ai doveri di ufficio potrà arrivare a 15 anni, da 12 anni e 6 mesi di oggi.
Non salirà invece il tetto massimo della prescrizione per la concussione, ovvero il reato del pubblico ufficiale che, abusando della sua qualità o dei suoi poteri, costringe il privato a dare o promettere denaro o altra utilità a lui o un terzo: probabilmente perchè è già stato ritenuto alto (16 anni) dal legislatore. La modifica non incide neanche sul peculato (cioè l’appropriazione indebita commessa dal pubblico ufficiale): il termine di prescrizione massimo rimane di 12 anni, 2 mesi e 5 giorni.
Né cambierà la prescrizione di furti e rapine, che sono i reati più frequenti. La riforma ha infatti aumentato le pene per questi delitti ma non ha toccato i massimi.

Guido Camera
Valentina Maglione

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