Siete qui: Oggi sulla stampa
Oggi sulla stampa

La prescrizione è variabile

La sentenza di primo grado blocca la prescrizione breve. Non conta se di assoluzione o condanna. Lo precisano le Sezioni unite penali con la sentenza 15933/12, depositata il 24 aprile, che ha chiarito definitivamente la portata retroattiva dei termini di prescrizione più favorevoli introdotti nel 2005 dalla legge ex Cirielli (la n. 251). Sulla questione si era espressa la Corte costituzionale che nel 2006, con la sentenza n. 393, intervenne sulla norma transitoria, cancellandone una parte, lasciando però margini di incertezza che avevano trovato eco nelle successive pronunce della Cassazione.
Il problema che si è posto è quello dell’individuazione di un «ragionevole evento processuale» cui ancorare il paletto decisivo sull’applicazione degli (eventuali) termini più favorevoli per l’imputato dopo il cambiamento della disciplina generale fissato dalla legge ex Cirielli. Per effetto della sentenza della Consulta la disciplina più favorevole si applica retroattivamente sino ai processi di primo grado e si escludono i processi pendenti nei gradi successivi. Perciò diventa determinante è se si è concluso oppure no il processo di primo grado.
Per le Sezioni unite, allora, lo spartiacque nell’applicazione delle due discipline deve essere identificato nella sentenza che conclude il processo di primo grado. Va cioè escluso che il discrimine possa essere costituito dalla proposizione dell’impugnazione oppure dall’iscrizione del processo nel registro dei giudice di appello visto che nel primo caso si tratta di una libera condotta delle parti e nel secondo di un semplice adempimento amministrativo.
La ragione essenziale alla base di questa scelta sta nel fatto che, dopo la sentenza della Corte costituzionale, la disciplina più favorevole è diventata operativa per tutta la durata del giudizio di primo grado. Ed è logico allora stabilire che l’esclusione dovrà scattare solo dopo l’atto conclusivo di quest’ultimo. Dopo di questo si apre comunque la fase dell’impugnazione, indipendentemente dal fatto che siano ancora pendenti i termini per proporla.
Non ci sono poi ragioni per dovere escludere la sentenza di assoluzione pronunciata in primo grado. L’interpretazione delle Sezioni unite della disciplina emersa dopo la sentenza della corte costituzionale non lascia spazio a “geometrie variabili”. Se si decidesse per una frammentazione della nozione di «pendenza in appello» utilizzata dalla norma transitoria della ex Cirielli si provocherebbe una situazione di generale incertezza e di disparità di trattamento. Così il principio di diritto da affermare è quello per cui «ai fini dell’operatività delle disposizioni transitorie della nuova disciplina della prescrizione, la pronuncia della sentenza di primo grado, indipendentemente dall’esito di condanna o di assoluzione, determina la pendenza in grado di appello del procedimento, ostativa all’applicazione retroattiva delle norme più favorevoli».

Print Friendly

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Oggi sulla stampa

Vasto entusiasmo ha suscitato la recente pronunzia della Corte di Giustia Ue, con la conferma del gi...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Ha scelto la giornata delle donne Mario Draghi per il suo secondo discorso pubblico da presidente de...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Le obbligazioni assunte nell’esercizio dell’attività d’impresa o professionale, per «nozione...

Oggi sulla stampa