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La posizione di garanzia non basta per la responsabilità

La posizione di garanzia rivestita dall’amministratore di una società di capitali poi fallita non costituisce di per sé indice sintomatico della responsabilità per bancarotta fraudolenta. Secondo la Cassazione (sentenza n. 3623 depositata ieri) il principio di colpevolezza impone la verifica in concreto sia della sussistenza della violazione, da parte dell’amministratore nella posizione di garanzia, di una regola cautelare, sia della prevedibilità ed evitabilità dell’evento dannoso che la regola cautelare violata mirava a prevenire, sia della sussistenza del nesso causale tra condotta ascrivibile al garante ed evento dannoso.
La Corte di legittimità ha annullato con rinvio la sentenza con la quale la Corte d’appello di Milano, pronunciandosi già in sede di rinvio, aveva confermato la decisione del Gip di condanna degli imputati per bancarotta fraudolenta patrimoniale posta in essere quali amministratori di una società di capitali. Il Supremo collegio, dopo aver rilevato la mancata ottemperanza della Corte territoriale alle indicazioni interpretative già fornite in sede del precedente rinvio, ha quindi sottolineato che l’individuazione della responsabilità penale impone di verificare non solo se la condotta gestionale dell’imputato abbia concorso a determinare l’evento e se la condotta sia stata caratterizzata dalla violazione di una regola cautelare, generica o specifica, ma anche se questi poteva prevedere, con un giudizio ex ante, quello specifico sviluppo causale che avrebbe portato alla concretizzazione delle condotte di bancarotta fraudolenta patrimoniale, attivandosi per impedirne l’evento.
Ne esce confermato l’insegnamento per cui il principio di colpevolezza nel nostro ordinamento prevede necessariamente oltre che la sussistenza del nesso di causalità materiale tra condotta ed evento anche un elemento soggettivo, dovendo sussistere un legame evidente tra il fatto e il suo autore, almeno nella forma della colpa in senso stretto, intesa come prevedibilità ed evitabilità dell’evento dannoso.
In altri termini, la pronuncia ribadisce che il principio di colpevolezza ripudia ogni forma di responsabilità oggettiva. Principio non sufficientemente ancora radicato presso le corti di merito, come dimostra, nella specie, la sequenza processuale. La Cassazione, infatti, aveva già cassato la pronuncia della Corte d’appello in sede di un precedente rinvio rilevando la mancata ottemperanza alle linee guida dei Giudici di legittimità proprio per ciò che riguardava l’accertamento dell’elemento soggettivo del reato.

Valerio Vallefuoco

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