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«La Popolare di Milano cambi il duale per trovare un alleato»

di Massimo Mucchetti

Bello quel Picasso! Un nuovo acquisto? «Macché! Era nell'antibagno. Meglio nell'ufficio del presidente. Qui in piazza Meda ho portato solo le foto di mia moglie e dei figli e il 22 ottobre me ne andrò con quelle, niente liquidazioni né premi». Massimo Ponzellini si appresta a lasciare Bipiemme in occasione dell'assemblea che varerà l'aumento di capitale da 800 milioni e il nuovo governo societario dualistico di questa singolare cooperativa bancaria, dove i dipendenti azionisti, riuniti nell'Associazione Amici della Bipiemme, comandano pur avendo solo il 3,5% del capitale e nonostante i ripetuti richiami della Banca d'Italia.
Sabato sono state depositate le liste per il consiglio di sorveglianza. Il giorno prima la Banca d'Italia le aveva scritto affinché si superasse lo strapotere sindacale. Oggi doveva riunire il consiglio di amministrazione, ma l'ha rinviato. Problemi, dottor Ponzellini?

«Ma no. Abbiamo rinviato al 20 per valutare, assieme a Mediobanca, se stabilire il prezzo della nuova emissione prima o dopo l'assemblea del 22. Ben sapendo che l'impegno delle banche a formare il consorzio di collocamento scade il 31 ottobre».

La Banca d'Italia ha chiesto discontinuità…

«La lettera di venerdì è indirizzata al presidente in forma riservata. Ne ho reso nota la sostanza nel comunicato, previo accordo con la Vigilanza. In effetti, si chiede una svolta. Liste con nomi di alto profilo, liberi dalle eredità del passato».
La lista degli Amici, che ricandida consiglieri 5 uscenti su 11 e che poi proporrà ancora Enzo Chiesa, in quota Uilca, come capo azienda, ha queste caratteristiche?

«Chi fa una rivoluzione non può pretendere di gestirne il seguito. Garibaldi ha cacciato i Borboni, ma poi ha consegnato il Regno delle Due Sicilie al Piemonte. Nel suo piccolo, il sottoscritto aveva quattro obiettivi difficili da tenere assieme: l'aumento di capitale; la conservazione della struttura cooperativa; la separazione tra soci e gestione, indispensabile per convincere il mercato a sottoscrivere la nuova emissione; evitare che le tensioni si scaricassero sulla splendida rete della Bipiemme. Questi quattro obiettivi — e il più arduo è il terzo — li stiamo conseguendo. Già 3-4 mesi fa avevo detto in Banca d'Italia e agli Amici: faccio la rivoluzione e poi non chiedetemi di stare ancora lì».

Ma glielo avrebbero chiesto?

«Non credo. Sa, i rivoluzionari… In ogni caso, a scanso di equivoci, dal 22 ottobre squadra nuova».

E quella degli Amici è abbastanza nuova?

«Avrei visto con immenso piacere una lista con persone che avessero in maggior grado le caratteristiche richieste dalla Banca d'Italia. Ma gli Amici vanno anche capiti».

Sembrano un sindacato azionario non dichiarato alla Consob, che controlla l'assemblea sfruttando il voto capitario.
«I patti di sindacato azionario delle spa perseguono l'interesse capitalistico dei soci. Gli Amici coltivano un'idea di banca cooperativa fatta dai dipendenti, che spesso sono qui da generazioni».

Gli accordi tra gli Amici e Andrea Bonomi configurano un concerto da comunicare alla Consob?

«No. Gli Amici avranno parlato con tutti. Anche con Arpe».

Arpe non ha comprato azioni.

«Gliene va dato atto. Arpe ha chiesto di incontrare i dipendenti ed è un'iniziativa che vedo con favore».

L'acquisto di titoli effettuato da Bonomi tra approvazione e pubblicazione dello statuto configura l'uso di informazioni sensibili?
«Gli Amici non sanno nemmeno tradurre insider trading e Bonomi ha comprato ma non ha venduto».

La Bipiemme non va bene.

«Nel 2011, il titolo Bipiemme ha perso meno degli altri bancari».

Troppe sofferenze, per la Vigilanza.

«Ho controllato le 40 posizioni più a rischio. Nessuna ha meno di tre anni. Durante la mia presidenza, si son contenuti i danni della crisi».

Troppo esposti verso il settore immobiliare, dice ancora Roma.

«Abbiamo spiegato alla Vigilanza che solo il 10% dei crediti immobiliari ha carattere speculativo. Il resto è legato all'economia reale».

I sottoscrittori del vostro prestito convertendo al dunque perderanno assai. Chi ha avuto l'idea?

«Tecnicamente viene dalla direzione generale, ma il consiglio l'ha fatto suo e non darei la croce addosso a nessuno. Come crede si trovino quelli che hanno sottoscritto gli aumenti di capitale delle altre banche?».

Serviva a rimborsare i costosi Tremonti bond. E invece li tenete.

«All'attuale costo della raccolta i Tremonti bond cominciano ad avvicinarsi alla convenienza».

Chiedete ancora soldi ai soci.

«La Vigilanza esige maggior liquidità».

La Borsa risponderà bene se la gestione del personale viene decisa tramite accordi riservati sindacati-Amici?
«L'aumento andrà in porto. Anche e soprattutto per la forza della nostra rete. E lì si scoprirà il vantaggio di avere dipendenti soci. Quanto ai carteggi privati tra sindacati, il consiglio non ne ha avuto evidenza, la direzione non ha mai firmato nulla…».

Ma se agli Amici tutti i top manager devono il posto?

«Guardi che qui, da sempre, tutti i consiglieri avevano l'etichetta di un sindacato. Ma i comportamenti conteranno più delle etichette. E la Bipiemme ha appena ricevuto il plauso degli analisti di Deutsche Bank. Comunque, per scrupolo, stiamo vagliando le promozioni degli ultimi 5 anni. Ce ne saranno 200 su alcune migliaia in teoria ascrivibili a persone collegabili all'Associazione. E in genere si tratta di carriere addirittura più lente».

Tanto rumore per nulla?

«No. Non va bene dare anche solo l'idea che la gestione del personale stia altrove. Serve un maggior impegno sul fronte della meritocrazia. Una riforma ci vuole. Lo stesso fronte sindacale è in fase di ripensamento. Fabi e Fiba-Cisl sostengono l'altra lista guidata da Messori e sostenuta da Arpe…».

Come le pare questa seconda lista?

«Posso dire che vi colgo nomi di qualità, meno riconoscibili nella geografia della banca».

Dunque una lista più vicina alla Banca d'Italia.

«Da presidente resto neutrale. Pure Annunziata, candidato presidente degli Amici, è vicino a via Nazionale. Forse chi sta fuori da questi uffici dimentica che, alla fine, i voti bisogna prenderli».

Se si violano le regole, i diritti di voto possono essere sterilizzati.

«Sulla carta. Ma se anche, per ipotesi, si sterilizzassero i voti dei dipendenti aderenti agli Amici della Bipiemme, ci sarebbero le mogli, i pensionati, gli amici degli Amici. Il consenso in una popolare è una cosa seria. Ci vuole pazienza, capacità di convincere. Le esibizioni muscolari non servono».

A un presidente che termina il suo mandato si deve chiedere quale prospettiva ha l'azienda che lascia. La Bipiemme potrà continuare da sola o è meglio che si fonda con altre popolari ovvero con istituti diversi, come Mediobanca?

«Credo che la concentrazione nel sistema bancario italiano non sia ancora terminata. In generale, ritengo sia meno difficile associarsi ai propri simili. E la nuova governance la renderà possibile».

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