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La Polonia attrae pmi e studi

Avvocati e professionisti conquistati dalla Polonia. Una nazione sugli allori nelle previsioni di crescita per il 2014. Si tratta dell’unico paese dell’Unione europea a non essere stato colpito dalla recessione negli ultimi anni. Infatti, dall’adesione all’Ue il Pil polacco è cresciuto del 49% (2004-2013).

E per il 2014 la Banca centrale della Polonia prevede una crescita del Pil del 3,3%.

Cifre che hanno portato il paese ad imporsi nel 2013 con la 23a economia mondiale, con 517 miliardi di dollari. Proprio per questo motivi sempre più professionisti stanno guardando al mercato polacco.

Numerosi gli studi legali italiani che hanno avviato collaborazioni e aperto sedi in Polonia. «La Polonia, è uno dei paesi che meglio ha saputo reagire alla crisi, scalando i principali indici mondiali sulla competitività», dice ad Affari Legali l’avvocato Gianmatteo Nunziante, socio fondatore dello Studio Nunziante Magrone e promotore di un «Breakfast Polonia», che si è tenuto nei giorni scorsi, proprio per far conoscere il paese. «Il suo attuale primo ministro Donald Tusk è stato appena designato Presidente del Consiglio d’Europa: sullo sfondo, la crisi ucraina. La Polonia è oggi un paese centrale, che può rappresentare grandi opportunità anche per le aziende italiane».

Wojciech Ponikiewski, ambasciatore della Repubblica di Polonia in Italia, ha sottolineato anche l’ottimo livello di scolarizzazione, la forte propensione dei giovani polacchi a laurearsi ed il boom delle università private. «Secondo EY», ha spiegato Ponikiewski, «la Polonia è il miglior paese dell’Europa centrale in cui fare investimenti».

Numerosi i servizi richiesti dagli italiani che operano in Polonia.

Come quello del recupero crediti. «Il mercato polacco è dominato da aziende di piccole e medie dimensioni, molte delle quali non pubblicano i propri risultati finanziari», spiega Pawel Szczepankowski, country manager di Atradius per la Polonia, «avere accesso a tali informazioni potenzialmente non disponibili, invece, è essenziale per gli esportatori che desiderano valutare il merito di credito dei loro clienti polacchi, al fine di tutelare il portafoglio clienti in Polonia dal rischio d’insolvenza delle controparti. Noi ad esempio pubblichiamo Guide con le dieci regole d’oro per massimizzare le opportunità commerciali all’export, destinate alle aziende interessate ad incrementare le vendite in mercati in rapida crescita, come la Polonia».

Diritto di famiglia, assistenza alle pmi e a società più strutturate sono altri argomenti all’ordine del giorno. «Il mercato in Polonia è vivace», spiega l’avvocato Alfio Mancani, titolare dello studio Mancani Deutryk Adwokaci i Doradcy Podatkowi di Varsavia. da diversi anni in Polonia. «Il primo ostacolo per chi decide di esercitare la professione legale in Polonia è sicuramente la lingua, per noi complessa e molto differente dal nostro ceppo linguistico.

Diversi tra i più grandi studi di consulenza hanno al loro interno un Italian-desk ma, spesso, la struttura della nostra economia che vede la massiccia presenza di pmi, crea delle difficoltà per questi studi di reperimento di clienti capaci di sostenere le tariffe da loro proposte. Motivo per cui io ho organizzato lo studio da poter garantire determinati servizi di consulenza giudiziale e stragiudiziale «standard».

Gli spazi per lavorare in Polonia ci sono. Il livello generale del paese cresce in maniera galoppante come anche il reddito medio, cosicché bisogna avere una grande determinazione e capacità imprenditoriale per raggiungere ottimi successi».

Da rilevare anche le similitudini e differenze tra il sistema giuridico italiano e quello polacco. «A grandi linee», prosegue Mancani, «dal punto di vista del diritto civile materiale l’appartenenza di entrambi i paesi al sistema di civil law aiuta ad orientarsi negli istituti e nella normativa, ad eccezione del diritto commerciale che è più ispirato in Polonia dal diritto tedesco, a differenza del sistema di diritto commerciale italiano più ispirato dal modello francese. In ambito del diritto commerciale, ciò si traduce col fatto che nel sistema polacco vi sono figure (come il prokurent, una sorta di institore) che non hanno un esatto equipollente in Italia ed inoltre vi sono procedure di pubblicità essenzialmente diverse (i registri delle società in Polonia sono tenuti dai tribunali, in Italia dalle Camere di Commercio). La procedura civile polacca appare più snella e con termini più perentori che in Italia, ciò comporta il fatto che i tre gradi di giudizio in Polonia si esauriscono in media in 3-4 anni rispetto a più del doppio che in Italia. La snellezza dei tempi processuali è inoltre dovuta a una migliore organizzazione dell’amministrazione e delle segreterie dei tribunali che vantano risorse e preparazione di gran lunga superiori rispetto all’Italia.

Il grado di preparazione dei giudici, di contro, è superiore in Italia. In Polonia il giudice è considerato e trattato alla mera stregua di un dipendente dell’amministrazione giudiziaria, spesso i giudici sostengono l’esame per diventare avvocato, professione più prestigiosa e maggiormente retribuita rispetto alla professione togata. Anche più brevi sono i termini di prescrizione nel diritto civile (più lunghi invece nel diritto penale).Tendenzialmente il sistema polacco, vero è che è più snello, ma è meno garantista in termini di assunzione di prove e preclusioni».

«Un paese, la Polonia che, meglio di altri, ha saputo declinare in opportunità una crisi economica che alcuni Stati hanno lasciato degenerare in strutturale, ‘patrimonializzando’ al contempo al massimo il proprio ingresso nell’Unione», dice l’avvocato Nunzio Bevilacqua, direttore della rivista giuridica Notarilia. «Se la struttura economica business friendly anche per pmi, sembra forgiata per rispondere alle esigenze di una classe imprenditoriale di “medio raggio” in tempo di crisi che preferisce approdi più sicuri all’interno del mercato Ue, si è ottenuto, d’altra parte, un ottimo balance tra qualità produttiva e competitività, a volte, anche nei confronti di realtà extra europee».

Uno sguardo infine anche al fisco. «Il sistema fiscale polacco è piuttosto votato ad attrarre e facilitare l’ingresso dei capitali e degli investimenti esteri», spiega Luca Bosco, partner di Sts Deloitte. «Le società di capitali («spòlka z ograniczona adpowiedzialnoscia» e «spòlka akcyjna» corrispondenti polacche delle nostre S.r.l. e S.p.a) e le stabili organizzazioni polacche di società estere sono soggette all’imposta sulla società sulla base di un’aliquota del 19%, che sicuramente colloca la Polonia tra i regimi fiscali di maggior interesse dal punto di vista, perlomeno, europeo. L’appartenenza alla Ue (dal 1° maggio 2004) permette, tra le varie cose, di usufruire delle specifiche esenzioni previste dalle direttive europee in tema di pagamenti infragruppo di dividendi, interessi e royalties, oltre all’accesso alla specifica procedura arbitrale nel caso di controversie sui prezzi di trasferimento infragruppo. Da segnalare anche la presenza di oltre ottanta convenzioni contro le doppie imposizioni che offrono un importante elemento di certezza nell’ambito delle transazioni commerciali con i vari paesi interessati. Di notevole interesse per gli investitori risultano poi essere le 14 Zone Economiche Speciali (Special Economic Zone) che si trovano distribuite sul territorio della Repubblica e in cui possono essere avviate attività economiche che beneficiano di importanti esenzioni fiscali e incentivi all’occupazione. Dal punto di vista dell’imposizione indiretta, in Polonia, è in vigore un’Iva disciplinata dalle specifiche direttive europee, mentre per quanto concerne le transazioni non soggette ad Iva, si applica una «transfer tax» che può essere dell’1 o 2%».

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