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La piccola Selmat blocca tre fabbriche Fiat

Una Maserati Quattroporte costa (prezzo base della meno cara, la sei cilindri S04) 110 mila euro. Un bocchettone di plastica per l’aria di euro non ne vale più di una ventina. Ma se manca, si inceppa l’intera linea di montaggio. Basta quel pezzo di plastica a paralizzare la produzione della lussuosa supercar. Il che è esattamente quanto si è ripetuto ieri a Grugliasco. La fabbrica ripartita pochi mesi fa sotto le insegne Fiat, dopo sette anni di cancelli chiusi e cassa integrazione spinta, si è fermata di nuovo. Questa volta non per assenza di investimenti, modelli e — soprattutto — domanda. Questa volta (come già la settimana scorsa) per il braccio di ferro tra un fornitore e il Lingotto.
È la Selmat di Airasca, nel torinese, che ha bloccato le consegne del famoso bocchettone. Non invia più neppure i «kit spoiler» all’Iveco di Madrid. Né altri componenti in plastica utilizzati da Fiat Serbia per la 500L. Il risultato è che i tre stabilimenti, i loro dipendenti, gli altri fornitori non possono lavorare. Produzione sospesa, di nuovo. Come era già capitato — appunto — agli stessi e ad altri impianti, incluso quello polacco di Tychy: centinaia di Y pronte ma «congelate» perché, là, quel che da Airasca non arrivava era lo spoiler.
Inevitabile ne nascesse un caso. Denunciato dalla Fiat con un esposto alla magistratura, presentato nei giorni scorsi senza alcuna pubblicità, e con un pubblicissimo — invece — comunicato diffuso ieri. Esplicita l’accusa: «La mancanza delle forniture del gruppo Selmat sta creando gravissimi danni al gruppo Fiat e agli altri fornitori, che stanno regolarmente consegnando il proprio materiale. Sono alcune migliaia le persone che venerdì scorso e oggi (ieri, ndr) non hanno potuto essere al loro posto».
Perciò il Lingotto ha depositato l’esposto. Perciò ha deciso di far scoppiare il caso. Dietro il quale c’è un duro contenzioso. Il blocco Selmat sarebbe stato messo in atto dall’azienda (condizionale d’obbligo: i telefoni, ad Airasco, ieri pomeriggio squillavano a vuoto) per protesta contro i prezzi e la politica dei pagamenti Fiat. Ma quel che la Fiat, a propria volta, contesta da tempo sono in realtà «seri problemi» di qualità e servizi dei componenti forniti.
Il risultato è comunque che, a singhiozzo, ogni giorno più di una fabbrica europea dell’intero gruppo è ferma. Si salva Pomigliano, per esempio: la Selmat non è tra i fornitori e la piccola Panda, grazie al pensionamento del vecchio modello, può prendere in pieno un boom di domanda, avvicinarsi ai target di produzione, consentire ai sindacati di trattare il riassorbimento di altri dipendenti in Cig. Potrebbe lavorare a pieno regime anche Grugliasco (come la serba Kragujevac). Se un pezzo di plastica non tenesse in ostaggio pure il lusso Maserati.

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