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La pensione chiede aiuto al fisco

di Laura Cavestri

MILANO – Per chi ha meno di 40 anni la pensione ci sarà. Ma non sarà sotto forma di un unico assegno, frutto di una carriera lineare e, quasi sempre, solo ascendente.Sarà la somma dei tasselli di un puzzle da comporre, carriere intermittenti e soprattutto previdenti. Perchè al primo pilastro dovrà affiancarsi la scelta consapevole di un secondo investimento sul lungo periodo.

«Banche e assicurazioni possono fare molto per promuovere una cultura previdenziale attraverso prodotti affidabili, ma anche lo Stato, ad esempio, tramite un fisco intelligente potrebbe premiare questo risparmio di lungo periodo». Ne è convinto Corrado Passera, ad di Intesa Sanpaolo, che ieri, all'apertura della seconda Giornata nazionale della previdenza, ha fatto il punto sul ruolo che il sistema bancario può rivestire nel settore della previdenza, di fronte a un parterre, per lo più, di studenti degli atenei milanesi.

Le banche italiane, ha aggiunto Passera, «possono fare tanto sul terreno della previdenza complementare, soprattutto perché conoscono il loro cliente. Ma dobbiamo fare bene la nostra parte di gestori e di consiglieri, e questo significa creare una nuova forma di intermediazione. Quel che forse manca a completare la riforma è un premio per il risparmio di lungo periodo, cioè una fiscalità che agevoli e incoraggi tra i giovani scelte di lungo respiro il prima possibile». Da Passera anche una riflessione sulle politiche messe in campo per la previdenza pubblica: «Il nostro Paese – ha sottolineato – ha fatto meglio di altri perché ha reso stabile la previdenza, che era una bomba innescata». E dopo una serie di riforme, anche l'Italia «si è messa in condizione di avere una previdenza pubblica sostenibile».

È d'accordo Domenico Siniscalco, ex ministro dell'Economia e attuale presidente di Assogestioni: «Le scelte di risparmio sono di lunghissimo termine e bisogna affrontarle con politiche altrettanto di lungo termine». Le famiglie devono quindi adoperarsi per superare «l'assottigliarsi delle pensioni pubbliche». Questo però «apre scenari importanti sulla sostenibilità personale». Il rischio, concreto e "condiviso" con molti altri Paesi, è di creare generazioni di anziani poveri. Certo, nel mondo del lavoro si entra tardi, in maniera precaria e per lungo tempo malpagati. Risparmiare sembra una contraddizione. Ma l'Italia è anche il Paese che in Europa detiene il primato della spesa per cellulari, iphone e prodotti tecnologici, nella fascia tra 15 e 24 anni: forse il problema, più che finanziario, è anche culturale.

Dalla vice presidente di Intesa Sanpaolo, Elsa Fornero, la proposta di introdurre, nella banca, il cosiddetto "pensionamento flessibile": «Compito di un datore di lavoro importante – ha affermato Fornero – è di provare a fare sperimentazione». Secondo Fornero il pensionamento flessibile, ad esempio, «potrebbe combinare un'uscita graduale delle persone in età pensionabile con la sostituzione di forza lavoro giovane».

Facilitare l'ingresso dei giovani – in un mercato che risente fortemente della crisi, come l'editoria – è anche l'obiettivo di Andrea Camporese, presidente dell'Inpgi (la Cassa giornalisti) e dell'Adepp. Un'ipotesi allo studio potrebbe essere quella di abbassare le aliquote contributive per i giovani giornalisti neoassunti nei primi anni di contratti a tempo indeterminato.

Intanto, sul fronte del secondo pilastro, si muovono anche le Casse di previdenza professionali.

Ieri, infatti, la Cassa geometri ha presentato il nuovo Fondo previdenziale complementare – che partirà il 1° gennaio 2012 – creato e gestito direttamente dall'ente «per non creare spese inutili» – ha sottolineato il presidente, Fausto Amadasi.

«La procedura di autorizzazione del Fondo presso la Covip – ha aggiunto Amadasi – è seguita a uno studio sulla propensione previdenziale dei geometri, da cui risulta che questo tipo di investimento potrà raccogliere già 5.500 adesioni nei primi 18-24 mesi, per una somma di oltre 14 milioni di euro all'anno e pari a una media di 2.600 euro di versamenti pro capite».

 

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