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La pena si sconta ai domiciliari

di Giorgio Costa

Fuori dal carcere, e passaggio ai "domiciliari", per chi deve scontare una pena (anche residua) fino a 18 mesi; ampie possibilità di custodia cautelare presso la propria abitazione qualora l'arresto non sia stato disposto per furto in abitazione, scippo, rapina o estorsione; utilizzo di camere di sicurezza (senza crearne di nuove) per i reati più gravi in alternativa al carcere che potrà essere disposto dal pm; addio definitivo agli ospedali psichiatrici giudiziari con una spesa statale che ammonterà a 180 milioni di euro per le nuove strutture da realizzare e oneri di funzionamento annuo non inferiori ai 77,7 milioni.
Sono questi i punti salienti della legge 9 del 17 febbraio 2012 (di conversione del Dl 211/2011) pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale di ieri, insieme alla legge n. 10 su processo civile e collegi sindacali delle imprese. Entrambi i testi sono in vigore da oggi.
Il provvedimento cosiddetto "svuotacarceri" è stato licenziato dalla Camera il 9 febbraio scorso con 385 sì, 105 no e 26 astenuti e il ministro della Giustizia Paola Severino fa chiarezza sul merito e gli intenti delle nuove norme: «Il decreto non è né un indulto mascherato, né una resa dello Stato alla delinquenza perché in ogni caso vi sarà un magistrato a valutare se la persona sia o meno meritevole di una modifica migliorativa del suo stato di limitazione della libertà».
Tra le novità più significative introdotte per ridurre la densità della popolazione carceraria in Italia (si veda l'articolo in questa pagina) vi è la misura, disciplinata dagli articoli 1 e 2 della legge, in forza della quale il pm dispone di regola che l'arrestato in attesa del giudizio direttissimo dinanzi al giudice monocratico sia custodito presso la propria abitazione (o comunque non in carcere). Ma se queste strutture non sono disponibili e l'arrestato è particolarmente pericoloso il pm dispone l'arresto presso le camere di sicurezza della polizia giudiziaria; in ogni caso si va in camera di sicurezza per i reati di cui all'articolo 380, comma 2, lettere e-bis ed f) di furto in abitazione, scippo, rapina ed estorsione (oppure in carcere se queste non sono disponibili ma non ai domiciliari).
Una simile innovazione si riercuote anche sulle udienze di convalida e sul dibattimento. La prima deve svolgersi nel luogo in cui l'arrestato o il fermato è custodito (eccetto il caso in cui è custodito nel domicilio o in casa privata); tuttavia, in caso di «eccezionali motivi di necessità o di urgenza» il giudice può dispone la comparizione davanti a sé; e la partecipazione la dibattimento, in qualità di testimone, di persone detenute presso un penitenziario deve avvenire a distanza.
Buone notizie per chi ritiene di aver subito una ingiusta detenzione: infatti, il diritto all'equa riparazione spetta anche con riferimento ai procedimenti definiti prima del 24 ottobre 1989, ossia anteriormente all'entrata in vigore del cpp con sentenza passata in giudicato a partire dall'1 luglio 1988.
L'altra parte importante della legge è rappresentata dall'epocale superamento degli ospedali psichiatrici giudiziari che saranno chiusi a partire dal 1° febbraio 2013 (ed entro il 31 marzo prossimo saranno definiti i requisiti strutturali delle strutture destinate all'accoglienza). Al 31 gennaio scorso risultavano 1.264 internati in sei strutture adibite ad ospedali psichiatrici giudiziari (Aversa, Barcellona Pozzo di Gotto, Castiglione delle Stiviere, Montelupo Fiorentino, Napoli Sant'Eframo, Reggio Emilia).
La loro chiusura, secondo il ministero, non comporterà il rilascio degli internati socialmente pericolosi che saranno, invece, ricoverati in strutture idonee alla terapia delle loro malattie mentali, ma anche adeguatamente sorvegliate per non mettere a repentaglio la tranquillità dei cittadini. Resta il capitolo dei costi non irrilevanti: di fatto – si legge nella relazione del servizio Bilancio dello Stato – serviranno 40 nuove strutture con un costo per posto letto pari a 150mila euro e un totale che si avvicina ai 180 milioni (da realizzare da parte delle regioni con risorse statali sempre che non siano sottoposte al vincolo del patto di stabilità) e una spesa di gestione superiore ai 77,7 milioni per anno.

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