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La Pec non vale per costituirsi

Via telematica possibile per la costituzione in giudizio, ma solo in quei tribunali dove non esiste un’esplicita autorizzazione a utilizzare il canale digitale esclusivamente per il compimento di alcuni atti. In caso contrario scatta la dichiarazione di contumacia del convenuto. La distinzione è oggetto dell’ordinanza della Seconda sezione civile del tribunale di Padova, depositata il 1° settembre, provvedimento con il quale il Tribunale di Padova si è soffermato su alcuni passaggi chiave delle modalità di presentazione degli atti introduttivi del giudizio. Il tribunale si è trovato a dovere affrontare il nodo dell’ammissibilità della costituzione in giudizio avvenuta solo attraverso Pec direttamente nel sistema Pct (processo civile telematico) con la consolle dell’avvocato.
La premessa fatta nell’ordinanza è che il decreto n. 179 del 2012 impone di depositare esclusivamente in via telematica gli atti endoprocedimentali. Nulla viene detto per quanto riguarda gli atti introduttivi. Di fatto, sottolinea allora l’ordinanza, viene a crearsi un vuoto normativo nel processo civile telematico perché disporre l’obbligo dell’invio telematico di alcuni atti non significa, automaticamente, vietare di utilizzare quello stesso canale anche per altri atti, «significa solo statuire che alcuni atti, nei procedimenti iniziati dopo il 30 giugno 2014, devono essere inviati secondo particolari modalità tecniche che prima non esistevano». Nel nostro ordinamento, infatti, esiste il principio di libertà delle forme.
Nel silenzio della legge, allora, l’ordinanza ritiene che un primo elemento di valutazione per decidere se anche gli atti introduttivi possono essere inviati online è rappresentato dal decreto previsto dall’articolo 35 del decreto ministeriale n. 44 del 2011. Il decreto in questione è quell’atto amministrativo con il quale quel particolare ufficio giudiziario, in seguito alla sperimentazione e all’analisi della dotazione informatica, viene autorizzato a ricevere solo alcune categorie di atti attraverso la strada digitale. In particolare, al Tribunale di Padova il decreto ammette l’attivazione dei servizi telematici per le comparse conclusionali, le memorie di replica, quelle autorizzate dal giudice e quelle previste dall’articolo 183 comma 6 del Codice di procedura civile.
Non sono cioè comprese nel l’invio telematico le comparse di costituzione. Il che porta a bollare di illegittimità l’invio effettuato nel caso esaminato. «A tale conclusione – avverte l’ordinanza – si giunge da un lato osservando che la comparsa di costituzione non è un atto che possa essere inviato telematicamente con valore legale mancando tale atto nell’autorizzazione citata e dall’altro osservando che se l’atto inviato telematicamente non trova una specifica copertura normativa speciale esso deve essere considerato alla stregua di un atto cartaceo di costituzione inviato a mezzo posta essendo la mail certificata, così come la raccomandata, due mezzi di comunicazione».
Va allora applicata la disciplina generale sulla costituzione rifacendosi agli articoli 166 e 167 del Codice di procedura civile; entrambi prevedono che l’atto di citazione e la comparsa di costituzione devono essere depositati in cancelleria. Il fatto che venga utilizzato il verbo «depositare» spinge il Tribunale di Padova a ritenere necessario che qualcuno si rechi fisicamente in cancelleria a consegnare l’atto sul quale andrà apposto il timbro di avvenuto deposito.

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