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La pax fiscale con il Vaticano

La voluntary disclosure influenza gli scambi di informazioni fiscali anche per quei paesi che non sono in black list fiscale. Sta per arrivare, infatti, confermando quanto scritto da ItaliaOggi lo scorso 7 febbraio, l’accordo di scambio di informazioni tra la Santa Sede e il governo italiano.

L’annuncio era stato fatto da Matteo Renzi, presidente del consiglio, nella newsletter degli iscritti al Pd e ora i lavori stanno per approdare nella stesura finale dell’accordo sullo scambio di informazioni. Riguarderà i conti attuali presso lo Ior, e non quelli chiusi o in via di chiusura, la trattativa in corso tra Italia e Vaticano sulla collaborazione fiscale.

«Sono effettivamente in corso interlocuzioni per collaborare con l’Italia ad andare verso il traguardo di una più ampia e completa trasparenza e dello scambio di informazioni ai fini fiscali», aveva riconosciuto il portavoce vaticano, padre Federico Lombardi.

Sulla stessa linea il responsabile dell’ufficio stampa dello Ior, Max Hohenberg, che precisa: «L’accordo tocca unicamente i clienti presenti dello Ior, che sono ormai clienti di Chiesa». Ossia, come stabilito in una comunicazione dello Ior del luglio 2013, «la Santa Sede e le entità correlate, gli ordini religiosi, le altre istituzioni cattoliche, il clero, i dipendenti della Santa Sede, nonché i corpi diplomatici accreditati».

Non sono oggetto della trattativa bilaterale, insomma, gli ex clienti o i clienti che verranno estromessi dallo Ior. Il Vaticano, del resto, non rientra in alcuna «black list» fiscale italiana, e non gli si può applicare, di conseguenza, quel meccanismo di «voluntary disclosure» che, contenuto in una legge approvata dal parlamento a dicembre scorso, regolamenta gli accordi con paesi considerati dall’Ocse «Unco-operative Tax Havens». Il Vaticano, tramite la cooperazione tra l’Uif di Banca d’Italia (Unità di informazione finanziaria) e l’Aif (Autorità di informazione finanziaria) e tramite le rogatorie tra magistratura italiana e vaticana, ritiene di aver già affrontato la questione degli scandali che hanno toccato l’istituto con sede nel torrione Niccolò V.

Il rapporto dell’istituto del 2013 recitava: «Da maggio 2013 a giugno 2014, lo Ior ha sistematicamente controllato con attenzione tutti i dati dei clienti esistenti. Questo compito è stato ora completato con successo. Come risultato di questo processo di analisi, lo Ior ha terminato circa 3.000 rapporti con la clientela. Di questi, 396 rapporti sono stati chiusi in seguito alla decisione di restringere la nostra clientela a istituzioni cattoliche, clero, dipendenti o pensionati del Vaticano con conti riservati a stipendi o pensioni, oltre ad ambasciate e diplomatici accreditati presso la Santa Sede. In aggiunta sono stati chiusi circa 2.600 conti dormienti. Ulteriori 359 rapporti con la clientela sono in fase di chiusura». Il totale di questi clienti da allora è stato ulteriormente ridimensionato, rimanendo praticamente presso l’istituto pochi conti dormienti che rappresentano un punto interrogativo per lo stesso Vaticano.

Quanto ai conti già chiusi, sempre a giugno scorso lo Ior comunicava che «nel 2013 e nella prima metà del 2014, la cessazione dei rapporti con questi 396 clienti ha determinato un deflusso di fondi per un totale di euro 44 mln circa, di cui euro 37,1mln sono stati trasferiti a mezzo bonifico a istituzioni finanziarie con sede in giurisdizioni che garantiscono la tracciabilità dei fondi in forza di un quadro normativo equiparabile (l’88% è stato destinato a istituzioni italiane), euro 5,7 mln circa sono stati trasferiti a titolo di donazione attraverso circuiti interni all’Istituto. L’ammontare residuo, pari a euro 1,2 mln, è stato liquidato in contanti secondo le policy interne. Ulteriori 359 rapporti che non rispondono ai criteri stabiliti nel luglio 2013 dal Consiglio di sovrintendenza, per un saldo complessivo di euro 183 mln circa a fine 2013, sono stati segnalati come rapporti in eventuale chiusura e sono attualmente sottoposti a relativa procedura». Alla fine, «al 30 giugno 2014 lo Ior serviva 15.495 clienti e segnava un totale di euro 6 mld di attivi di clienti». Tra di essi vi possono essere istituti religiosi (sono la metà della clientela rimasta, circa 3 mld di asset) con casa generalizia in Italia e movimenti finanziari in altri paesi. Su questo la trattativa tra Italia e Vaticano può siglare presto un accordo.

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