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La pausa estiva allunga i tempi di fusioni e scissioni

Tempi più lunghi per il procedimento di fusione e scissione societarie (ma anche per trasformazioni “eterogenee” e riduzioni volontarie del capitale sociale) se si svolgono a cavallo del periodo di sospensione feriale dei termini processuali e cioè dal 1° agosto al 15 settembre.
Ad affermarlo è una direttiva impartita il 27 novembre 2012 dal Registro delle imprese di Milano, su conforme determinazione del giudice del Registro delle imprese presso il Tribunale di Milano, che inverte un contrario orientamento seguito per anni a Milano e in gran parte d’Italia. La riconosciuta autorevolezza di questi soggetti inevitabilmente provocherà un adeguamento in moltissimi altri Tribunali e Registri delle imprese, con l’effetto pratico di complicare, prolungandole, queste già complesse procedure.
Il problema è che la stipula dell’atto di fusione e di scissione è condizionata (articolo 2503 del codice civile) al decorso, senza opposizione da parte dei creditori, del termine di 60 giorni (in alcuni casi riducibile a 30 giorni) decorrente dal giorno in cui viene iscritta nel Registro delle imprese la deliberazione dei soci che approva il progetto (di fusione o di scissione). Identico potere di opposizione hanno i creditori di una società che opera una trasformazione eterogenea nei 60 giorni posteriori all’iscrizione della deliberazione di trasformazione nel Registro (articolo 2500-novies del codice civile) e pure i creditori della società che delibera la riduzione volontaria del capitale sociale nel periodo di 90 giorni successivo sempre alla pubblicazione della delibera nel Registro.
La questione della applicabilità della sospensione feriale dei termini alle procedure societarie è stata da sempre assai discussa, tant’è vero che, se prevaleva senz’altro l’orientamento milanese, non mancava qualche ufficio del Registro ove si seguiva invece la tesi più rigorosa, con l’effetto pratico che, in operazioni con società aventi diversa sede legale, non era inaspettato trovarsi con una parte dell’operazione bloccata quando invece l’altro troncone procedeva spedito.
Il tema del contendere, su cui ci sono posizioni differenti, è se questa opposizione concessa ai creditori sia da interpretare come un atto giudiziale o stragiudiziale. A chi ritiene che l’opposizione in questione si proponga nella forma della citazione (la quale introdurrebbe un ordinario giudizio contenzioso a contraddittorio pieno tra i creditori e la società), si contrappone la tesi che, dalla genericità del termine (“opposizione”), desume la sufficienza di un atto stragiudiziale dei creditori contro il quale la società potrebbe agire in giudizio, citando i creditori e instaurando in tal modo il contraddittorio. Ebbene, se si ragiona in quest’ultimo senso, non vi sarebbe dubbio che la sospensione feriale dei termini processuali non avrebbe alcuna influenza.

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