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La partita dell’Occupazione, non si vince con la sola cassa

Sarà certamente un autunno caldissimo in tema di occupazione: ammortizzatori sociali, cassa integrazione, divieto di licenziamento. Nessuno più di Marina Calderone, presidente dei Consulenti del lavoro, nelle ultime settimane ha battuto su questi tasti a cominciare dal Decreto Agosto. «Nel suo complesso, gli obiettivi perseguiti dal provvedimento — da una parte arginare la perdita dei posti di lavoro a causa dell’epidemia da Covid-19 e dall’altra incentivare nuove assunzioni attraverso l’introduzione di sgravi contributivi — sono condivisibili. Ma gli strumenti scelti per perseguirli non appaiono efficaci».

Quali i punti deboli?

«Gli incentivi all’occupazione da soli non bastano se non si creano le condizioni per una ripresa effettiva del settore produttivo. Ragionare in questi termini appartiene alla logica del blocco dei licenziamenti: si sposta solo il problema più in avanti nel tempo. Deve sempre prevalere il principio che il lavoro non si crea e non si mantiene per decreto».

A proposito di blocco dei licenziamenti, che conseguenze possiamo attenderci dalla fine dello stop?

Le conseguenze saranno connesse all’andamento dell’economia. Che mai come in questo momento, anche per effetto di probabili ulteriori provvedimenti restrittivi, presenta molte incertezze. Tuttavia, le previsioni non sembrano rassicuranti. Il lockdown ha messo in ginocchio interi settori. Questi ultimi o si sostengono con interventi mirati o molte aziende saranno costrette alla chiusura definitiva. È indispensabile tornare ad avere leggi immediatamente applicabili, senza bisogno di ricorrere ad interpretazioni successive, sempre foriere di criticità. Porto sempre l’esempio dello Statuto dei lavoratori che dopo 50 anni è una norma chiara e, quindi, facile da comprendere per chiunque. Il legislatore di oggi dovrebbe ispirarsi a quella tecnica normativa.

Il Recovery fund potrebbe aiutare ad ammodernare il mondo del lavoro?

«Il nostro Paese dovrebbe essere uno dei principali beneficiari di questi fondi. Ma per averli dovrà predisporre progetti e strategie in linea con le priorità dell’Ue: investimenti nel digitale, inclusione sociale, sostegno al mondo delle imprese, protezione per i lavoratori, vera semplificazione burocratica, lotta all’evasione e quant’altro. Fra queste macro riforme credo entri di diritto il passaggio dalle politiche passive a quelle attive. Quelle più in grado di rispondere all’esigenza di inclusione sociale e di permanenza in mondo del lavoro in continua evoluzione».

In questo contesto che ruolo stanno avendo i professionisti?

«Se pensiamo solo alle domande di Cassa integrazione, i consulenti ne hanno inviate oltre il 90% lavorando giorno e notte anche nei festivi. Ma dobbiamo ancora una volta evidenziare la scarsa considerazione che è stata riservata al comparto nei vari provvedimenti che hanno distribuito aiuti e sostegni a tante altre categorie di soggetti. A cominciare dall’esclusione per gli iscritti agli ordini dai contributi a fondo perduto, concessi invece alle imprese. Su questo punto sia il Comitato unitario delle professioni che la Rete delle professioni tecniche non faranno mancare la loro voce, a tutela dei milioni di professionisti che, in questi mesi di enormi difficoltà, hanno continuato a garantire servizi e assistenza ai cittadini italiani».

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