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La parcella spinge la mediazione

Incentivato l’avvocato che punta sulla conciliazione. Penalizzato quello che abusa del processo pur sapendo di avere torto. Il regolamento sui parametri per i compensi (quando manca l’intesa tra avvocato e cliente), messo a punto dal ministero della Giustizia e trasmesso a Consiglio di Stato e Cnf per i pareri (a seguire dovranno arrivare anche quelli delle commissioni di Camera e Senato) modula aumenti e penalizzazioni nel nome di una gestione più efficiente del sistema giustizia. Così, la relazione stabilisce che «nell’ipotesi di conciliazione giudiziale o transazione della controversia la liquidazione del compenso è di regola aumentato sino a un quarto rispetto a quello altrimenti liquidabile per la fase decisionale fermo quanto maturato per l’attività precedentemente svolta». Inoltre rappresenta un elemento negativo, al momento della determinazione della parcella da parte del giudice, l’adozione da parte dell’avvocato di di condotte abusive che impediscono di definire la controversia in tempi ragionevoli.
In termini generali, sottolinea il sottosegretario alla giustizia Cosimo Maria Ferri «il ministero ha condiviso l’impianto della proposta del Cnf, ad esempio per quanto riguarda la ripartizione per materia, con l’obiettivo condiviso di incidere sulla prevedibilità dei costi del servizio legale, garantendo da un lato la proporzionalità della retribuzione del professionista, dall’altro ponendo il soggetto fruitore del servizio nelle condizioni di fare una valutazione economica costi/benefici dell’azione legale che intende intraprendere».
«È stato necessario – ricorda Ferri – apportare alcune modifiche per armonizzare i parametri degli avvocati a quelli delle altre professioni, mantenendo fermo il principio dell’abolizione delle tariffe, ed è stato pertanto riconosciuto un ragionevole incremento degli importi, anche tenendo conto del momento di crisi che sta attraversando il Paese».
Infatti, è stata conservata nella struttura del provvedimento, una ripartizione in due capi: uno per le controversie in materia giudiziale civile-amministrativa-tributaria e uno per le controversie in materia penale; un capo autonomo è invece dedicato all’attività stragiudiziale nel suo complesso. Nel confronto con la proposta del Cnf, il ministero spiega che si è proceduto a un’opera di semplificazione e accorpamento che ha condotto a una riduzione degli articoli del decreto da 39 a 29.
Sulla parte civile, rispetto alla versione Cnf, cade la fase della post decisione: per il ministero non sono individuabili specifiche attività che già non rientrano nella fase decisionale o in quelle proprie della fase di studio e introduttiva del procedimento esecutivo. Una fase di post decisione comporta solo una non giustificata moltiplicazione di compensi. Nel penale, è stata stralciata la previsione proposta dal Cnf di un «compenso accessorio» nei casi di udienza fuori dal circondario, di attività istruttoria in secondo grado o quando le udienze sono più di una.
Quanto al dettaglio degli importi, per il progetto di matrice Cnf registra, rispetto ai parametri numerici attuali (quelli cioè del decreto ministeriale 140/2012 da subito contestati dagli avvocati), un incremento minimo del 50% e, più spesso, se non quasi sempre, un raddoppio o addirittura una triplicazione dell’importo. Un aumento che, si mette in evidenza nella relazione al regolamento, appare ingiustificato, sia sul piano tecnico, alla luce dei rilievi che il Consiglio di Stato aveva formulato con riferimento a importi ben più contenuti, sia sul piano “politico”, alla luce della delicata congiuntura economica che sta attraversando il Paese per le inevitabili ricadute su altri settori e, quindi, sul tasso di inflazione, per l’importanza e rilevanza sociale della categoria forense.
Via libera così alla modifica degli importi proposti, individuando, per ogni fascia e corrispondente scaglione, la media tra gli importi attuali (quando previsti, ovviamente) e quelli proposti e intervenendo, quindi, sull’importo “medio” con una riduzione del 25 per cento. L’utilizzo di questo criterio ha comportato la individuazione di un compenso medio certamente ridotto rispetto a quello proposto, ma incrementato almeno del 50% rispetto a quello attuale (spesso anche di più).

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