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La parcella «doc» non basta nel giudizio di opposizione

La parcella corredata dal parere del competente Consiglio dell’ordine di appartenenza del professionista, mentre ha valore di prova privilegiata e carattere vincolante per il giudice ai fini della pronuncia dell’ingiunzione, non ha valore probatorio nel successivo giudizio di opposizione, in cui il creditore opposto assume la veste sostanziale di attore (e su di lui, di conseguenza, incombono i relativi oneri probatori).
Lo ha stabilito la Cassazione. Nella sentenza 19800 depositata ieri, i giudici ricordano poi che, al fine di determinare l’onere probatorio a carico del professionista e di investire il giudice del potere-dovere di verificare la fondatezza della contestazione mossa dall’opponente, «non è necessario che quest’ultima abbia carattere specifico». È sufficiente, dunque, anche una contestazione di carattere generico.
Al centro del conflitto esaminato dalla Cassazione, il pagamento di una parcella a titolo di compenso per alcune prestazioni professionali, “opinata” dal competente Consiglio dell’ordine. Di fronte a una richiesta di circa 20mila euro da parte dell’avvocato che lo aveva difeso, l’opponente sosteneva di aver già versato, nel lontano 2002, un importo (pattuito con il professionista) di 64 milioni di vecchie lire. Contestualmente, pertanto, chiedeva la restituzione della differenza in eccesso; ma il Tribunale di Cosenza bocciava tale richiesta, confermando il decreto ingiuntivo. Decreto che, dopo sei anni, veniva a sua volta revocato dalla Corte di appello di Catanzaro.
In una sentenza piuttosto articolata, i giudici calabresi hanno fatto notare come, nella impugnazione, non solo fosse stata eccepita la tariffa richiesta dall’avvocato, ma fossero state addirittura messe in dubbio le attività richiamate in parcella. Attività che, a detta del ricorrente, avrebbero necessitato di una documentazione probatoria molto più dettagliata. Quella fornita dal professionista non era infatti utilizzabile, secondo la Corte distrettuale, perchè prodotta dopo la scadenza dei termini.
I giudici hanno ritenuto del tutto ininfluente anche la prova orale fornita, «poichè riferita a una attività difensiva pregressa» e invocata, senza alcun fondamento, a giutificazione dei pagamenti richiesti dal professionista.
Nel ricorso presentato successivamente, infine, il professionista denunciava la violazione del principio consolidato secondo cui, in tema di opposizione a decreto ingiuntivo avente come oggetto il pagamento di prestazioni professionali, il creditore è dispensato dalla prova dei fatti allegati a sostegno della domanda. Ma la Cassazione ha definito il motivo infondato e ha respinto il ricorso.

Silvia Marzialetti

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