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La parabola di Atlante il salvagente bancario verso la liquidazione

Si avvicina l’onore delle armi per Atlante I, il fondo tra banche, fondazioni e assicurazioni, che ha investito 3,42 miliardi di euro in Popolare Vicenza e Veneto banca, ed è destinato alla liquidazione come la parte dei due istituti veneti che Intesa Sanpaolo non ha voluto rilevare (gratis). Il cda di Quaestio Sgr, la società che gestisce i due fondi con il nome del titano, dovrebbe riunirsi a ore: non è escluso che già oggi i manager guidati da Alessandro Penati propongano ai quotisti la messa in liquidazione di Atlante I, che ha salvato l’anno scorso le due banche venete investendoci 3,42 miliardi.
Quel denaro è finito dal 25 giugno nel calderone della liquidazione coatta. I tentativi di ricapitalizzare le due venete e ristrutturarle sotto l’egida di Atlante sono stati piegati dai veti incrociati dell’antitrust Ue e della Bce. Così i gestori del fondo stanno preparando l’atto finale, per mandare in liquidazione quello che per un anno è stato l’azionista unico chiamato a salvare le banche di Vicenza e a Montebelluna. Serve il consenso ampio dei quotisti di Atlante – i principali sono Intesa e Unicredit, che vi hanno investito un miliardo a testa – ma non sembra che sarà un problema ottenerlo. Più che altro ci sono aspetti legali e di procedura che potrebbero indurre ad avviare una liquidazione del fondo, tenendola aperta per vedere se sarà possibile che le azioni delle due banche ottengano future forme di riparto. Le attività bancarie venete in liquidazione, infatti, sono per la prima volta sottoposte alla direttiva europea Brrd, che tra l’altro impone agli azionisti il coinvolgimento delle perdite; soltanto a procedura chiusa, dopo il parziale ristoro dello Stato, degli obbligazionisti veneti e dei creditori, si potrà capire se avanzeranno quattrini, e se la direttiva Ue consenta all’azionista Atlante di riceverne. Comunque dopo la liquidazione Quaestio Sgr dovrebbe abbattere il valore degli attivi (Nav), pari a circa 5,7 miliardi raccolti dai due fondi, di un’entità simile a quanto messo nel capitale delle due venete. A loro volta, i suoi investitori presto terranno conto dei nuovi sviluppi, con nuove svalutazioni nei prossimi conti semestrali che Chevreux ha stimato in 536 milioni.
Anche Atlante II, l’altro fondo gestito da Quaestio che ha investito 2,2 miliardi (il 40% del totale raccolto) in crediti problematici, cambierà pelle. Intanto il nome, che a Penati non è mai piaciuto: ora più che mai, dato l’epilogo. Presto ci sarà un nuovo battesimo per il fondo che opera nel recupero crediti, e residua 150-200 milioni dopo i recenti investimenti (1,6 miliardi nelle sofferenze Mps, 565 milioni nei cattivi crediti delle quattro banche ponte chiuse a fine 2015). Sono soldi che potrebbero aumentare, se torneranno in pista altri partner sui dossier aperti (su Mps Fonspa e Italfondiario hanno trattato a lungo poi si sono tirati indietro). Ma in ogni caso Quaestio intende puntare ancora sui crediti problematici: secondo fondi bancarie vorrebbe lanciare altri fondi del genere, nel tentativo di consolidare il rendimento atteso (l’8-10% annuo) per i 2,2 miliardi messi finora nei cattivi crediti delle banche. Anche la partnership di Quaestio con Cerved, in preparazione per creare una società comune attiva nella gestione industriale dei crediti – e che possa rilevare la piattaforma di recupero finora in capo a Mps – è un modo per restare nel settore, e dare senso futuro all’esperienza vissuta da Penati nell’ultimo anno. Non priva di amarezze per l’economista milanese, che in primavera è stato vicino a ottenere l’ok delle autorità (e nuovi denari dai quotisti di Atlante) per ricapitalizzare le due banche venete e preservare l’investimento iniziale. Si dice che Penati stia pensando di scrivere un libro sulla sua avventura bancaria, e che abbia passato in rassegna con alcuni legali l’opportunità per Quaestio di rivalersi in tribunale per i tanti “sì” diventati “no” che alcune banche e istituzioni gli hanno detto negli ultimi 15 mesi, fin dalla mancata quotazione di Vicenza con la garanzia di Unicredit. Solo il tempo dirà se il libro di Penati e le cause di Atlante non rimarranno nella penna.

Andrea Greco

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