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La pace fiscale costa meno per le liti su Irap, registro e imposte catastali

Chiudere le liti con il fisco costerà meno quando in ballo ci sono l’imposta di registro, l’Irap o le imposte ipocatastali. O, comunque, quando il valore della controversia è inferiore a 3mila euro. È in questi casi, infatti, che i contribuenti vincono di più – in media – contro l’agenzia delle Entrate. Cittadini e imprese, invece, pagheranno importi relativamente più elevati per le cause che valgono oltre un milione di euro o quando – a prescindere dall’importo – si litiga sull’Irpef, sull’Iva o sul contributo unificato (la tassa d’accesso alla giustizia, che però costituisce appena l’1,3%
del contenzioso).
Si arriva a questa conclusione rileggendo le statistiche delle Finanze alla luce delle modifiche votate in Senato al decreto fiscale (e ora attese all’ok della Camera). Modifiche che rendono meno onerosa la chiusura in via agevolata delle liti con le Entrate se il contribuente si è visto dar ragione in commissione tributaria provinciale o regionale.
Più facile vincere nelle micro-liti
L’importo da pagare per archiviare la causa dopo aver vinto in primo grado è sceso dal 50 al 40% del valore della lite. Una situazione in cui si trova il 29,1% dei circa 92mila contribuenti per i quali il collegio provinciale ha pronunciato nel 2017 la sentenza. Mentre i funzionari dell’ufficio territoriale delle Entrate hanno potuto festeggiare una vittoria nel 46,4% dei casi (negli altri casi c’è stata una sconfitta parziale o un esito diverso, come una conciliazione).
È stata anche limata dal 100 al 90% la percentuale del valore della lite da pagare quando la causa è pendente in primo grado, mentre è stato confermato che chi ha perso può fermare il processo pagando l’intera maggiore imposta contestata, senza interessi e sanzioni.
Il punto è che il tasso medio di vittoria dei contribuenti cambia in base al valore della causa e al tributo contestato. Lo scostamento non è gigantesco, ma per i cittadini e le imprese è relativamente più facile veder annullato l’atto di accertamento quando si litiga sull’imposta di registro anziché sull’Irpef (33,6 contro 27,7% di vittorie in giudizio). O quando ci sono in gioco piccoli importi anziché contestazioni oltre il milione di euro (32,2 contro 24,2%). L’Irap, invece, si conferma un rebus, con la più alta incidenza di sentenze intermedie, cioè senza vincitori (il 15,3%).
In coda per il supersconto
Il Senato ha inoltre ridotto dal 20 al 15% la percentuale da pagare dopo una vittoria in secondo grado. Quota che scende al 5% se il contribuente può vantare la cosiddetta doppia conforme (cioè se ha avuto la meglio sia a livello provinciale che regionale).
Statistiche alla mano, il contenzioso cambia pelle in secondo grado. Perché aumenta il tasso di vittoria dei contribuenti (al 41%, quasi alla pari con le Entrate) e perché le liti con l’Agenzia costituiscono il 70% di tutte le cause pendenti in commissione regionale (quasi 30 punti in più che in provinciale). Un trend che dipende dalla maggiore virulenza del contenzioso sui tributi erariali rispetto a quelli locali che intasano il primo grado. E per i quali i consigli comunali sono chiamati a deliberare l’eventuale condonabilità del contenzioso entro il prossimo 1° aprile. Ma quante famiglie e società potranno sfruttare i maggiori sconti decisi dai senatori? I contribuenti hanno vinto quasi 17mila delle 41mila cause definite in secondo grado nel 2017. A queste vanno però aggiunte quelle già pendenti in Cassazione, dove a inizio anno l’arretrato superava i 52mila fascicoli (il 40% dei quali anteriori al 2017).
Le Finanze dicono che chi si è affermato in primo grado ottiene la conferma in secondo nel 56% dei casi. Si può calcolare, allora, che il supersconto per la doppia conforme potrà essere applicato ad almeno 6mila cause ora in Cassazione.

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