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La nuova stretta di Nouy (Bce) sulle garanzie delle banche

La presentazione è attesa per stamattina dall’Eurotower della Kaiserstrasse di Francoforte, sede della vigilanza bancaria della Banca centrale europea. Eppure le anticipazioni filtrate ieri sulle «Aggiunte» della Bce alle proprie stesse istruzioni su come gestire i crediti bancari in default hanno già spiazzato i mercati, non solo in Italia. Sull’indice di Milano Unicredit ha perso l’1%, Intesa Sanpaolo lo 0,35% e tutte le altre banche hanno chiuso deboli. A Parigi Société Générale è arretrata dello 0,56% e anche Deutsche Bank a Francoforte ha ceduto terreno.

Probabilmente ha pesato un’indiscrezione di Reuters sulle intenzioni della Bce, che sembra correggere molte delle scelte più recenti degli stessi regolatori e dei governi europei sul trattamento dei crediti bancari in difficoltà. Oggi l’Eurotower pubblicherà infatti il suo «Addendum» alle linee-guida del marzo scorso sulla gestione dei prestiti di cattiva qualità. Quel documento fa seguito anche a un secondo rapporto sul tema, che gli sherpa finanziari dei governi europei avevano concordato appena tre mesi fa. Secondo quando emerge dalle indiscrezioni di Reuters , l’aggiunta di oggi fornisce indicazioni diverse da entrambi quei testi che l’avevano preceduta.

L’intenzione generale è imprimere un’ulteriore stretta al bilancio delle banche che hanno prestiti in default o di difficile recupero. Gli aspetti controversi rischiano però di annidarsi nei dettagli. A luglio i governi europei avevano suggerito infatti che le banche accantonassero nuove riserve di capitale per coprire al 100% l’esposizione verso debitori in difficoltà del futuro. Secondo l’accordo degli sherpa, questa misura doveva riguardare solo i default sui prestiti che sarebbero stati concessi dal 2018 in poi. Oggi la Bce muove un passo un po’ più in là: chiede alle banche di costruire riserve di capitale al 100% anche sui crediti pre-esistenti che entrano in default nel 2018.

L’aspetto più controverso però è altrove, perché la stretta sul capitale non si limiterebbe unicamente ai crediti in difficoltà del futuro. Nella sostanza, il nuovo requisito di un accantonamento di patrimonio al 100% rischia di riguardare anche i prestiti di cattiva qualità che si trovano già oggi nei bilanci delle banche.

Reuters spiega infatti quale sia un’opzione allo studio nella Bce nell’idea di far costruire riserve di capitale per l’intero ammontare di ogni esposizione cattiva: considerare i prestiti in difficoltà da tempo quali posizioni in default all’anno zero, tali cioè che entrano in insolvenza il primo gennaio 2018. Se così fosse, in base alle raccomandazioni espresse nell’«Addendum» in pubblicazione, le conseguenze legate allo stock di sofferenze e incagli delle banche sarebbero evidenti. Per i prestiti non garantiti in difficoltà (per esempio, il credito al consumo quando una famiglia è in ritardo sui rimborsi della rata per il frigorifero) entro due anni la banca dovrebbe mettere da parte riserve pari al totale di quell’esposizione. Invece per i crediti garantiti (una famiglia in ritardo sulla rata del mutuo casa, un’azienda in ritardo nel ritmo di rientro sul fido), la riserva del 100% di capitale andrebbe costituita entro sette anni. Come se le case o i macchinari o gli impianti produttivi presentati in garanzia dal debitore non valessero niente.

I tempi di sette anni sembrano lunghi ma, se questa linea inedita e senza paragoni al mondo verrà confermata, l’impatto può essere immediato. Con la conseguenza di una nuova stretta al credito e di una nuova caduta dei titoli bancari in Borsa nel timore di nuovi aumenti di capitale. È infatti molto grande l’ammontare di patrimonio delle banche che misure del genere possono assorbire. Gli istituti della Ue hanno infatti 1062 miliardi di euro di crediti deteriorati, quelli dell’area euro 990 miliardi, quelli italiani 240 miliardi. Gli accantonamenti a fronte di queste esposizioni sono al 52% in Italia e poco sotto al 50% nell’area euro.

Una svolta del genere della Bce riaprirebbe dunque la questione bancaria, non solo in Italia, proprio mentre stava finendo il credit crunch. È dunque possibile che per smorzare le polemiche oggi la Bce si pronunci solo sui prestiti futuri, prendendo tempo quanto alle scelte sulla montagna di quelli esistenti. Ma anche così tornerebbe il grande nemico della ripresa: l’incertezza.

Federico Fubini

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