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La nuova sfida per un Fisco più facile

di Andrea Maria Candidi e Giovanni Parente

La prossima mission impossible per il Governo Monti è semplificare il fisco. Nel decreto in arrivo (e che potrebbe essere varato già questa settimana dal Consiglio dei ministri) sono previsti, tra l'altro, interventi sull'abuso del diritto, sui termini per gli accertamenti e sullo spesometro. Tre punti molto sentiti da imprese e professionisti (si veda anche a pagina 5). Sull'abuso del diritto potrebbe finalmente essere definito quali operazioni societarie sono elusive e quali invece sono pienamente legittime da un punto di vista economico. L'allungamento del tempo a disposizione del fisco per accertare un contribuente (i tempi supplementari scattano quando si commette una violazione perseguibile anche penalmente) dovrebbe essere più circoscritto. Mentre l'attuale limite dei 3mila euro rilevante per le comunicazioni dei dati al fisco previste dallo spesometro dovrebbe essere abolito nelle operazioni tra partite Iva: si ritornerebbe così al vecchio elenco clienti-fornitori.
Più in generale, il compito di chi è chiamato a semplificare si profila piuttosto arduo. Cittadini, imprese e professionisti si trovano a fare i conti con una serie di adempimenti sempre più complessi e in cui è difficile districarsi. Prova ne è il continuo cambiamento delle leggi fiscali: in pratica due novità al giorno, considerando soltanto l'ultimo anno.
Secondo un'indagine condotta dal Sole 24 Ore sui provvedimenti approvati nel corso del 2011, e limitandosi alle "manovre" di maggiore impatto, la somma delle modifiche a leggi fiscali esistenti e delle nuove disposizioni è spropositata: 650. Se non consideriamo i festivi e le domeniche, ci si trova ad avere a che fare con due novità fresche di giornata. E non si tratta di piccoli interventi. Basta pensare che solo il testo unico delle imposte sui redditi ha subito più di mille ritocchi da quando è entrato in vigore ventiquattro anni fa: due volte alla settimana. E tutto senza prendere in considerazione le "leggine" oppure gli atti di rango legislativo inferiore, come ad esempio i provvedimenti dell'agenzia delle Entrate o i decreti ministeriali, che pure incidono sui portafogli e sui comportamenti di contribuenti e professionisti.
Sì, ma quante sono tasse e imposte in Italia? Circa 270, se si considerano anche i nuovi arrivi delle patrimoniali introdotte dal decreto salva-Italia di dicembre. Non c'è, però, una stima ufficiale e questo conferma che il problema va oltre la complessità e tocca da vicino la "tracciabilità" del prelievo dai redditi dei contribuenti.
Naturalmente, la litania dei numeri può portarci lontanissimo (come riporta la sintesi a lato) con 1.182 codici tributo e quasi 1.900 leggi fiscali in vigore. Il tutto in un universo di oltre cinque milioni di partite Iva, la spina dorsale del Paese, circa 58 milioni di dichiarazioni (dato relativo all'esercizio 2010) che ogni anno arrivano al Fisco, più di 87 milioni di versamenti effettuati con i canali telematici, 93 diversi modelli di dichiarazione. È in questa giungla che dovrà districarsi il lavoro dell'esecutivo, dove ogni adempimento trova anche la sua eccezione. Prendiamo proprio il caso di esenzioni, deduzioni, detrazioni e crediti d'imposta: le agevolazioni fiscali oggi utilizzabili sono 720. Un terreno su cui già il precedente Esecutivo aveva lanciato un monitoraggio (concluso poche settimane fa) e il cui riordino dovrà portare già da quest'anno a risparmi di spesa, altrimenti dal 1° ottobre è pronto a scattare un doppio aumento dell'Iva.
Ma c'è anche un'altra faccia di questa medaglia. L'iperproduzione normativa in materia fiscale alimenta un contenzioso di dimensioni tutt'altro che fisiologico. Ormai si viaggia su una media di 360mila nuove cause tributarie l'anno con una pendenza a fine 2010 appena sotto il milione (tra primo grado, appello e "vecchia" commissione tributaria centrale). Da far invidia, quasi, all'arretrato civile.

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