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La Nuova Mediobanca Basta holding, crescono i ricavi

Oggi in Borsa si può dire debutti la Nuova Mediobanca. Non c’è più la banca d’affari al centro del «sistema», con un’anima di holding di partecipazioni che sui mercati internazionali era ormai vista come una peculiarità svantaggiosa per la trasparenza e il business.
Tre aree
Il nuovo piano presentato venerdì alla comunità finanziaria dall’amministratore delegato Alberto Nagel e dai vertici del gruppo, il direttore generale Saverio Vinci e il ceo di Compass e Chebanca! Gian Luca Sichel, prevede infatti la riduzione dell’esposizione azionaria di 2 miliardi, con una liberazione di capitale a favore dello sviluppo dell’attività bancaria focalizzata su tre aree specializzate: corporate & investment banking, retail, e la nuova wealth management. Insieme, con una crescita annua del 10%, arriveranno a produrre ricavi totali per oltre 2,1 miliardi con un forte aumento del contributo estero.
Piazzetta Cuccia dunque ha scelto. O meglio, in coerenza con l’orientamento «più banca, meno holding» espresso dal nuovo corso a partire dal 2004, l’istituto con il nuovo piano completerà la svolta. Non rinuncerà all’apporto di Generali che, pur con una partecipazione che si prevede ridotta dal 13,2% al 10% circa, resterà investimento fondamentale, ma riserverà le risorse che perverranno anche dall’alleggerimento a Trieste al proprio sviluppo industriale. Un modello più semplice, in prospettiva anche più chiaro e a minor assorbimento di capitale.
Al centro resterà il tradizionale Cib, il corporate investment banking, cuore dell’istituto. Le linee di sviluppo prevedono che al termine del piano, nel 2016, la divisione produca ricavi per circa un miliardo, con una crescita media del 10% e con un ritorno sul capitale pari al 13-14%. Risultati che saranno ottenuti ampliando la base della clientela, con l’estensione alle imprese medio-grandi e agli investitori istituzionali, e rafforzando l’attività all’estero: il contributo internazionale ai ricavi della divisione Cib, che nel 2004 era pari al 2% e in questi anni è salito al 30%, si prevede in aumento al 45%. Come? Ancora senza acquisizioni di società, ma con il rafforzamento delle aree già presidiate, Germania, Francia, Spagna, Londra, e allargando la copertura geografica a nuovi mercati: in particolare Turchia (dove il primo passo è in pratica già stato compiuto con l’apertura di un ufficio di rappresentanza), Messico e Cina. Dalle basi estere si guarda poi ai mercati contigui, come Russia, Medio Oriente, Est Europa, America Latina e Benelux.
La seconda area è quella del retail & consumer banking: anch’essa secondo il piano raggiungerà ricavi per un miliardo, con un aumento medio del 7% e un ritorno sul capitale sempre del 13-14%. I «protagonisti» sono due, Compass e Chebanca!, istituti da qualche mese guidati dal ceo comune Sichel destinati a restare separati (non è prevista fusione) ma con crescenti sinergie.
Retail
Per quanto riguarda Compass, accanto alla crescita ulteriore del business tradizionale del credito al consumo con finanziamenti in aumento a 11 miliardi, è previsto lo sviluppo di nuovi servizi: oggi fra l’altro Sichel presenterà al mercato C-pay, una piattaforma per i pagamenti on e off-line (dalla carta-conto al microcredito, dal borsellino elettronico al money trasfer) destinata a catturare nuova clientela soprattutto «non bancarizzata». Per Chebanca! è stimato un aumento della raccolta a 14 miliardi anche con lo sviluppo di un’offerta di prodotti di risparmio gestito proprietari e di terzi: obiettivo 2 miliardi di asset under management entro il 2016 ai quali si aggiungeranno altri 2 miliardi di titoli in risparmio amministrato.
La terza area è da costruire, con l’avvio della piattaforma Mediobanca alternative asset management. L’istituto intende investire, ha spiegato Nagel venerdì, in management team rappresentativi di competenze nella gestione di attivi, come private equity, private debt e crediti non performing, anche con l’acquisizione di realtà di dimensioni da boutique. L’obiettivo (fuori orizzonte del piano)è conseguire ricavi pari al 15% di quelli bancari del gruppo.
Ecco dunque le tre «gambe» della Nuova Mediobanca. Il dado è tratto: holding addio.

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