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La nuova Iri premia gli utili

La nuova imposta unica per le attività di impresa e professionali premierà i contribuenti Irpef che mantengono gli utili in azienda. Professionisti e società personali, che oggi tassano con aliquota progressiva il reddito derivante dalla propria attività, anche se non prelevato, potranno optare per una tassazione separata che colpirà, con la stessa aliquota dell’Ires, l’utile reinvestito nell’impresa o nello studio.
Il disegno di legge delega sulla riforma fiscale, riprendendo le indicazioni della Commissione Biasco, prevede di istituire un sistema di tassazione del reddito delle imprese e delle attività professionali soggette all’Irpef, che opererà in modo separato da quello del reddito personale dell’imprenditore o del professionista (persona fisica). Attualmente le persone fisiche che svolgono un’attività (anche attraverso società personali o studi associati) devono far concorrere il reddito aziendale alla formazione dell’imponibile personale, soggetto all’Irpef progressiva (cumulandolo, per esempio, con altre tipologie di reddito realizzate, come lavoro dipendente o fabbricati), indipendentemente dall’importo effettivamente percepito.
Questo sistema fa sì che, soprattutto in presenza di redditi elevati, che scontano aliquote Irpef fino al 43% (oltre i 75.000 euro), le imprese e i professionisti, qualora reinvestano parte degli utili nella loro attività, finiscono per essere penalizzati rispetto alle società di capitali (e ai loro soci), per le quali il reddito non distribuito è tassato con imposta proporzionale del 27,5 per cento.
Il legislatore, dopo aver introdotto l’Ace, prevede ora di rendere neutrale la tassazione del reddito aziendale non distribuito consentendo, su opzione dei contribuenti, un’imposizione unitaria degli utili prodotti da tutti i contribuenti tenuti alle scritture contabili. Le imprese o gli studi, come ora le società di capitali, tasseranno con aliquota proporzionale (si pensa 27,5% come l’Ires) il reddito al netto di quanto prelevato dal socio o dall’imprenditore, mentre questi ultimi pagheranno l’Irpef progressiva (con cumulo con gli altri redditi) sulle sole somme incassate.
Aver stabilito un regime opzionale (rispetto alle prime bozze che invece indicavano un meccanismo obbligatorio) consentirà a chi preleva sistematicamente l’utile dalle proprie aziende o dai propri studi di rimanere nel regime attuale, evitando la complicazione del doppio binario richiesto dalla nuova imposta separata che non produrrebbe in questi casi alcun beneficio in termini di tax rate (si veda il secondo esempio a margine).
Nessun cambiamento è invece in arrivo per le società di capitali. Nonostante il provvedimento non sia del tutto chiaro, il regime sopra descritto dovrebbe infatti riguardare solo le imprese e i professionisti soggetti a Irpef. I contribuenti Ires continueranno a tassare il reddito trattenuto (al netto dell’Ace), o distribuito, con aliquota 27,5% e i soci assoggetteranno il dividendo percepito all’Irpef in misura ridotta ovvero sconteranno l’imposta sostitutiva del 20% sulle rendite finanziarie.

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