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La nuova corsa dell’euro sul dollaro Cambio a 1,15, ai massimi dal 2016

A leggere i dati in filigrana si tratta di un effetto combinato di due fattori. Di un dollaro formato mini, appesantito dalle spaccature interne al partito repubblicano che mettono in dubbio le capacità del presidente Usa, Donald Trump, di realizzare le riforme economiche contenute nel suo programma (vedi la volontà di rivedere la riforma sanitaria di Obama, proposito bocciato due giorni fa dal Senato Usa). E di un euro tornato super, perché il mostro della deflazione (la diminuzione del livello dei prezzi, vista come il fumo negli occhi perché avvita l’economia, inducendo a posticipare i consumi e gli investimenti delle imprese) in Europa sembra scongiurato. Il presidente della Banca centrale europea, Mario Draghi, ha fatto intendere che seppur l’inflazione è ancora lontana dall’obiettivo dell’Eurotower (2%) sarebbe imminente un cambio di politica monetaria. Con il cosiddetto tapering (realisticamente da ottobre), cioè l’avvio del programma di uscita dal Quantitative Easing (gli acquisti su larga scala di titoli di Stato dei Paesi Ue da parte della Bce per immettere denaro nell’economia).

L’esito è un rapporto di cambio euro/dollaro tornato ai massimi da quattordici mesi. Un euro, ieri, valeva 1,1574 dollari americani. Negli ultimi tre mesi la moneta unica ha guadagnato quasi l’8% sul dollaro, ben oltre il 5% perso dal cambio Usa verso le altre valute nello stesso periodo. Ecco perché sembra prevedibile ormai un graduale aumento dei tassi da parte della Bce dal 2018, come quello negativo sui depositi (-0,4%). Hanno finito per giovarne anche i rendimenti sui titoli di Stato, passati nell’ultimo mese dal 2,02% al 2,33% per i Btp a 10 anni, dallo 0,26% allo 0,55% per i Bund.

L’euro tornato ai massimi finisce però per deprimere inevitabilmente il Dax30, l’indice che riflette i titoli tedeschi a maggiore capitalizzazione (ieri ha perso l’1,25%), considerato lo straordinario volume di esportazioni (e il surplus commerciale) della Germania, che sta già risentendo di una moneta unica più forte, tale da incidere sui prezzi (e sul posizionamento) dei prodotti tedeschi sui mercati globali.

Fabio Savelli

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