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La nuova corsa all’oro delle banche centrali, mai così da 50 anni

Nel 2018 le banche centrali hanno comprato enormi quantità di oro, il massimo dal 1971, cioè da quasi 50 anni. Il 1971 non è una data casuale perché il 15 agosto di quell’anno gli Stati Uniti dichiararono la fine della convertibilità del dollaro in oro, all’interno di un sistema di parità fisse (e di cambi fissi) che rendeva di fatto equivalente il valore del metallo giallo e del biglietto verde.

Lo scorso anno — rivela il World Gold Council (Wgc), un’associazione creata nel 1987 dalle principali aziende minerarie aurifere — le banche centrali hanno rimpinguato i loro forzieri di 651,5 tonnellate d’oro, il 74% in più rispetto all’anno precedente, per un controvalore di 27 miliardi di dollari. Attualmente il valore complessivo delle riserve d’oro detenute dalle banche centrali ammonta 1.400 miliardi di dollari. Ma gli acquisti dello scorso anno non sono che una frazione, sebbene rilevante, della domanda globale di oro che nel 2018 ha toccato le 4.345,1 tonnellate, il 4% in più rispetto al 2017. A favorire la corsa all’oro sono le incertezze geopolitiche, a partire dalla Brexit, la volatilità finanziaria e lo stesso prezzo dell’oro, che ha superato quota 1.300 dollari l’oncia. Ma dietro il rialzo delle quotazioni, che da agosto a oggi, ha messo a segno un incremento di oltre il 12%, passando da circa 1.170 dollari l’oncia agli attuali 1.320, ci sono profonde ragioni geopolitiche. Perché tra i maggiori acquirenti di oro ci sono le banche centrali di Paesi come Russia, Turchia e Kazakistan, che desiderano spostare verso un bene «reale» la proprie riserve, abbandonando così il dollaro statunitense. Secondo i dati del Fmi, le riserve di dollari detenute dalle banche centrali considerate nel loro insieme sono ai minimi degli ultimi 5 anni. Ma c’è anche chi non ha paura di vendere oro, o perché risulta tra i principali produttori del metallo, come l’Australia, o perché ritiene di averne riserve sufficienti, come la Germania. E così tra i venditori netti di oro, nel 2018, il Wgc segnala le banche centrali di Australia, Germania, Sri Lanka, Indonesia e Ukraina, per un totale di 15,6 tonnellate. Un ammontare che tuttavia rappresenta appena il 3% di tutti gli acquisti fatti dalle altre banche che hanno invece aumentato invece le loro riserve.

Marco Sabella

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