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La «nuova» Carige riparte dagli Npl e dal partner sull’It

Dopo l’aumento di capitale conclusosi con successo poco prima di Natale, Banca Carige entra, nel 2018, in una nuova fase. Quella del business, con l’obiettivo del rilancio di tutta l’attività commerciale. Oggi, intanto, si svolgerà una riunione del cda dell’istituto guidato da Paolo Fiorentino, che dovrebbe essere più che altro di ripresa dei lavori dopo la pausa natalizia e durante la quale si parlerà della prevista partnership tra la banca e Ibm.
Vale la pena, peraltro, di fare il punto sul nuovo corso di Carige partendo dall’assetto azionario delineatosi dopo l’aumento di dicembre, che ammonta a 546 milioni ed è stato superiore al target richiesto da Bce (500 milioni). L’operazione si è conclusa positivamente grazie all’apporto dei grandi azionisti ma anche a quello dei piccoli, in larga parte soci retail, che hanno certamente perso peso all’interno dell’azionariato (prima rappresentavano una percentuale del 50, oggi sarebbero intorno al 30%), ma che comunque hanno dimostrato di voler sostenere il rafforzamento patrimoniale della banca. Infine si è registrato l’ingresso nell’istituto di nuovi partner industriali .
Dopo l’aumento, l’azionista di riferimento di Carige, Malacalza Investimenti (che ha messo nella ricapitalizzazione 112,6 milioni di euro), è salito dal 17,58% delle quote al 20,639%. Mentre l’imprenditore Gabriele Volpi è arrivato al 9,087% (in precedenza era al 6%). Altri azionisti di peso oggi sono Sga, che ha acquisito il 5,397% di Carige, e Credito Fondiario, che ha raggiunto la medesima percentuale: 5,397%. Sono, questi, due dei soci industriali di cui si è detto. Credito Fondiario, in particolare, ha acquisito 1,2 miliardi di non performing loans della banca nonché la piattaforma di gestione degli Npl di Carige. Sga, da parte sua, starebbe studiando il dossier riguardante altri 200 milioni di crediti deteriorati. Terzo socio industriale è Chenavari, che ha acquisito da Carige il controllo della società di credito al consumo Creditis, ed è entrata nell’istituto genovese, grazie all’aumento, con il 6,772%, per poi scendere al 4,943%. Sono nel capitale della banca pure gli obbligazionisti di Carige che, grazie a un’operazione di Lme, hanno potuto convertire in equity. Si tratta di Unipol (circa 3%), Intesa Vita (un altro 3%) e Generali (con una quota inferiore al 3%). La banca si ha inoltre ceduto un immobile a Milano, per 107,5 milioni. Ora, per Carige, si apre un 2018 post aumento che sembra partire bene: con coefficienti superiori ai requisiti Srep assegnati dalla Bce (Cet 1 ratio al 14,6% e total capital ratio al 14,7%, rispetto alla richiesta dell’11,175% e del 13,125). Tra il primo e secondo trimestre dell’anno sono previsti, inoltre, il perfezionamento dell’acquisizione della piattaforma per gli Npl da parte di Credito Fondiario e della cessione di Creditis a Chenavari.
Nel contempo, il board affronterà il tema del rafforzamento della qualità dell’attivo. L’obiettivo sarebbe di cedere, entro l’anno, circa 500 milioni di Utp a un operatore specializzato nel settore. Nel perimetro della valorizzazione degli asset di Carige, entra, poi, l’operazione per la cessione dei servizi d’incasso relativi ai contratti Pos. Nonché la vendita dell’immobile di via Bissolati a Roma. Ieri, intanto, il titolo Carige, a piazza Affari, ha segnato +7,32, a 0,0088 euro.

Raoul de Forcade

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