Siete qui: Oggi sulla stampa
Oggi sulla stampa

«La nuova Alitalia pronta per l’estate, il lungo raggio vale metà dei ricavi»

Questa volta l’accordo si farà: entro marzo per Alitalia è attesa la scelta del partner industriale tra i tedeschi di Lufthansa e gli americani di Delta Air Lines. Poi per l’amministrazione straordinaria gestita attualmente dai commissari Stefano Paleari, Enrico Laghi e Daniele Discepolo calerà il sipario. Ventidue mesi vissuti sul filo del rasoio tra l’avvicendarsi dei governi, un mercato del trasporto aereo in fibrillazione, con le compagnie aeree che cadevano come birilli alle prese con la spietata concorrenza delle low cost e il prezzo del petrolio impazzito. «Tra questi cieli turbolenti siamo riusciti nell’obiettivo di mettere in sicurezza la compagnia, garantendo la valorizzazione degli asset e la continuità aziendale», spiega a Il Sole 24 Ore il commissario Stefano Paleari.
Professor Paleari, siamo alla fase conclusiva dell’amministrazione straordinaria. Dopo 22 mesi ritiene concluso il mandato stabilito dal decreto di creare le condizioni per la cessione della compagnia?
Penso che se due anni fa l’idea di rilanciare Alitalia poteva sembrare un atto temerario, oggi quell’idea si è concretizzata: a gennaio per il 14esimo mese consecutivo è stata registrata una crescita del fatturato (+4%), Alitalia è stata la seconda compagnia al mondo per puntualità e soprattutto il lungo raggio sta dando i frutti sperati. In un anno il fatturato dei voli intercontinentali è salito del 7%, e oggi rappresenta il 48% del giro d’affari, un risultato ottenuto a flotta costante. E questo in un contesto economico in rallentamento che rende il dato ancora più importante.
Dunque c’è spazio sul mercato per una nuova Alitalia?
Nonostante la competitività del mercato e pur agendo con i soli strumenti dell’amministrazione straordinaria, abbiamo recuperato efficienza e qualità del servizio, ridando fiducia ai dipendenti, ai fornitori e al mercato: a fine dicembre 2018 Alitalia ha registrato un fatturato di oltre 3 miliardi di euro, con un tasso di crescita del 7% quando si consideri soltanto la voce passeggeri. Sia chiaro, la compagnia non è ancora profittevole, ma il Mol è migliorato da -397 milioni di euro del 2016 a -153 milioni dell’anno scorso e prevediamo per il 2019 di arrivare al pareggio. Questo significa che quest’anno la liquidità andrà a finanziare solo gli investimenti che stimiamo in 220-240 milioni di euro. Ovviamente ci sono ancora ampi spazi di miglioramento, che però non possono essere conseguiti in regime di amministrazione straordinaria.
In questi mesi che idea si è fatto sul modello più adatto alla compagnia?
In primo luogo ritengo che sia interessante avere nell’azionariato un partner forte che si occupi di trasporti, come nel caso di Ferrovie. In secondo luogo, non si può negare la vocazione strategica di Alitalia: il lungo raggio per l’Italia ha dimostrato di essere sottoservito, per il corto e medio raggio ci sono spazi di efficientamento e di ridisegno del prodotto. Il modello shuttle che abbiamo introdotto sui collegamenti da Linate per Londra ne è un esempio. È opportuno valutare questa esperienza anche per altre destinazioni nazionali e internazionali. In sintesi, gli aeroporti di Roma e Milano hanno grandi potenzialità. Sono strategici anche alcuni asset, come la loyalty del programma MilleMiglia, recentemente riacquistata da Etihad, che conta oltre 5 milioni di iscritti.
Sarà sufficiente la liquidità in cassa per ripagare il prestito ponte?
Controlliamo la liquidità quotidianamente. A fine gennaio eravamo a 474 milioni di euro di cassa a cui però si devono aggiungere tutti i depositi in garanzia. È chiaro che più il tempo passa più la cassa si consuma, benché a un ritmo inferiore rispetto al passato. Il tempo consuma, ma non esaurisce. Non c’è alcun problema di continuità. Il prestito ponte (prorogato al 30 giugno, ndr) è un’operazione di mercato nel rispetto delle regole europee.
Quando potrebbe essere chiusa l’operazione?
Se tutto va bene, il signing con la scelta del o dei partner e il piano industriale, sarà siglato entro marzo e il closing prima dell’estate. Si tratta di un passaggio importante su cui c’è fiducia perché la tutela dell’accessibilità di un paese, nel rispetto delle regole europee, non è un atto di sovranismo, ma di buon senso.

Mara Monti

Print Friendly

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Oggi sulla stampa

Maximo Ibarra ha rassegnato le sue dimissioni da Sky Italia per diventare amministratore delegato e ...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Non cede all’ottimismo il ministro dell’Economia Daniele Franco che punta l’indice sui due pun...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

In punta di diritto: la contrarietà a un giudicato nazionale, nel contesto del giudizio di ottemper...

Oggi sulla stampa