Siete qui: Oggi sulla stampa
Oggi sulla stampa

La nullità si sana

Inammissibilità dei ricorsi tributari solo in casi eccezionali. Viene ancora una volta riaffermato il principio che le questioni fiscali devono essere discusse nel merito, lasciando poco spazio alle formalità e alle conseguenti sanzioni gravi in caso di loro mancato rispetto. Il ricorso in appello deve essere notificato alla controparte nello studio del difensore presso il quale ha eletto domicilio. Tuttavia, anche se l’appello viene notificato direttamente alla controparte non deve essere dichiarato inammissibile. In questo senso si è espressa la Commissione tributaria regionale di Milano, sezione XIX, con la sentenza 4601 del 16 settembre 2014, secondo la quale l’appello notificato dal contribuente, che contesta un accertamento Tarsu, direttamente al comune anziché al suo difensore presso cui ha eletto domicilio, non è inesistente ma nullo. E la costituzione dell’ente in giudizio sana la irregolarità della notifica del ricorso.

La differenza di rilievo per la Commissione regionale è che la nullità di un atto processuale, a differenza della sua inesistenza, può essere sanata per raggiungimento del suo scopo. Con questa pronuncia, dunque, trova ulteriore conferma l’orientamento giurisprudenziale che le sanzioni processuali vanno ridotte al minimo, così come chiarito dalla Corte europea dei diritti dell’uomo. Occorre far prevalere sempre le interpretazioni dirette a consentire al processo di giungere al suo sbocco naturale. Questo principio, tra l’altro, è stato di recente ribadito dalla Cassazione con la sentenza 7645/2014.

Le caratteristiche del giudizio di secondo grado. L’appello è un mezzo di impugnazione che può condurre a un integrale riesame della controversia, in quanto è lasciata alla parte che impugna la determinazione dei fatti comportanti l’ingiustizia della sentenza. Nel giudizio di appello, a differenza di quanto avviene con la proposizione degli altri mezzi di impugnazione (revocazione e ricorso per Cassazione), non è riscontrabile una fase rescindente, in quanto non è prestabilita dalla legge la determinazione dei vizi della sentenza, ma è affidata alla stessa parte. L’appello ha quindi sempre per sua natura un carattere rescissorio, posto che il giudice procede a un secondo giudizio che sostituisce quello compiuto dal primo giudice. La causa decisa dal giudice di primo grado passa alla cognizione piena della commissione regionale, con l’unico limite rappresentato dai motivi dell’impugnazione proposta (tantum devolutum quantum appellatum). Nell’atto di appello deve essere specificato: la Commissione tributaria a cui è diretto; l’appellante e le altre parti nei cui confronti è proposto; gli estremi della sentenza impugnata; l’esposizione sommaria dei fatti; l’oggetto della domanda; i motivi d’impugnazione.

Il ricorso in appello è inammissibile se manca o è assolutamente incerto uno degli elementi sopra indicati o se non è sottoscritto. Non è invece richiesta l’allegazione della sentenza impugnata, posto che è la segreteria della Commissione regionale che chiede alla segreteria della provinciale la trasmissione del fascicolo del processo, il quale deve contenere la copia autentica della sentenza. Va posto in rilievo che l’articolo 53 della normativa processuale (decreto legislativo 546/1992) richiede l’indicazione dei motivi specifici dell’impugnazione. Quindi, la disposizione non consente che l’invocata riforma della sentenza impugnata possa essere basata su sommarie o generiche doglianze. I motivi specifici dell’impugnazione costituiscono un requisito essenziale dell’atto, in quanto servono a individuare l’ambito del riesame.

I casi di rimessione al giudice di primo grado. Normalmente, la Commissione regionale decide nel merito la causa, tenuto conto dei motivi di contestazione della sentenza di primo grado sollevati dalla parte, in tutto o in parte, soccombente nel giudizio di primo grado. Solo in alcuni casi, che rappresentano delle eccezioni, la sentenza d’appello non ha efficacia sostitutiva e non riesamina il merito della causa. Questo avviene nelle ipotesi contemplate dall’articolo 59 del decreto legislativo 546/1992. Quando ricorrono i casi elencati da questa norma, il giudice d’appello non può che rimettere la causa alla commissione provinciale che ha emesso la sentenza impugnata. Questi casi costituiscono delle eccezioni, in quanto normalmente il giudice di secondo grado decide il merito della controversia ordinando mezzi istruttori e, qualora lo ritenga necessario, disponendo la rinnovazione degli atti nulli compiuti in primo grado.

Print Friendly

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Oggi sulla stampa

Sono sessantasei i fascicoli di polizze infortuni in favore dei dirigenti di cui si sono perse le tr...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

«Questo shock senza precedenti potrebbe causare qualche vittima tra le banche». Un Ignazio Visco i...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

«Non sarà possibile avere il Recovery Fund in funzione dal primo gennaio 2021 e anche il Bilancio ...

Oggi sulla stampa