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La notte dei tredici congiurati per cacciare la premier May

Di ritorno dal Consiglio europeo, stremata da due giorni a Bruxelles dove l’Ue le aveva concesso un mini rinvio della Brexit, venerdì mattina Theresa May è arrivata a Downing Street e ha chiesto un « grande bicchiere di whisky » . Era stata una settimana maledetta per la premier britannica, ma il peggio doveva ancora arrivare. Sabato sera il Sunday Times lancia la notizia bomba: « C’è un golpe in corso nei confronti di May, 13 membri dell’esecutivo sono passati all’attacco, la premier verrà defenestrata nel Consiglio dei ministri di lunedì (oggi, ndr) » . « È fuori controllo: deve andarsene».
Da settimane si parla di un accerchiamento di ministri nei confronti di Theresa May, ma negli ultimi giorni i “congiurati” hanno alzato la pressione su May, che sta cercando di portare disperatamente a termine una Brexit sempre più velenosa, in un partito conservatore e un governo dilaniati. Le ricostruzioni degli ultimi giorni a Downing Street ricordano “Assassinio sull’Orient Express”, in cui tutti, uno a uno, danno una coltellata alla vittima, cioè May, giudicata incapace di completare la Brexit.
Del resto la settimana terribile di May era iniziata malissimo, con il clamoroso veto dello speaker ( presidente) della Camera, John Bercow, sul ritorno del suo accordo Brexit in Parlamento «senza sostanziali modifiche » . Di lì, una serie di errori della premier: martedì i ministri “ brexiters” l’hanno convinta a non chiedere all’Europa un’estensione lunga della scadenza Brexit del 29 marzo, e questo è stato un favore agli euroscettici ribelli del suo partito perché il “ No Deal”, cioè la pericolosa ma da loro agognata uscita senza accordo dall’Ue, è tornato sul tavolo. Mercoledì sera, poi, il disastro: May fa un disarmante discorso alla nazione in cui si schiera «con il popolo» e attacca il Parlamento «responsabile» del caos nazionale, scatenando così la furia di moltissimi deputati, soprattutto coloro che stavano pensando di appoggiare il suo piano.
Oggi i ministri ribelli potrebbero chiedere a May di dimettersi, anche tra qualche giorno in cambio di far passare il suo accordo alla Camera, per lasciare il posto al vicepremier David Lidington, detto “ l’uomo grigio”, o al ministro dell’Ambiente, Michael Gove, brexiter e cospiratore seriale ( chiedere al sodale Boris Johnson o all’ex premier Cameron), oppure alla deputata Nicky Morgan, che però è una “ remainer” e quindi divisiva. Ieri Lidington e Gove hanno smentito tutto e confermato sostegno alla premier, che poi sono andati a trovare nella sua residenza di campagna Chequers insieme a vari ribelli euroscettici come Boris Johnson e Jacob Rees-Moog. Nella circostanza, May è riuscita a schivare i colpi ma la vera prova sarà oggi, in ben due Consigli dei Ministri. E sempre oggi, il Parlamento potrebbe prendere il timone sulla Brexit se avrà i voti: a quel punto ogni epilogo sarà possibile. Non a caso, pare che May non ripresenterà il suo accordo in aula neanche questa settimana: non ha i voti. Ma la cocciuta premier farà di tutto per non dimettersi. L’unico che potrebbe convincerla è l’amato marito Peter, suo primo sostenitore. Ma un paio di ministri gli hanno già detto: « Peter, pure Denis Thatcher a un certo punto disse: “Margaret, è finita” ».

Antonello Guerrera

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