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La notifica Pec è sempre valida

La notifica Pec è sempre valida anche se la Posta elettronica certificata risulta piena e incapace di recepire comunicazioni. Lo conferma la Suprema corte di cassazione, nella sentenza 12451/2018 del 21 maggio, che ha esaminato un’eccezione di inammissibilità di ricorso. Alcuni dipendenti di un’azienda avevano proposto ricorso relativamente al loro licenziamento reclamando il loro diritto al risarcimento. Ma l’azienda resisteva con controricorso perché la comunicazione via Pec era stata inviata al difensore dei ricorrenti, sebbene la sua casella postale fosse piena di email. E invero alla Cancelleria risultò la mancata comunicazione. Da qui il problema esaminato dai porporati di piazza Cavour che, in punto di diritto, hanno studiato l’eccezione sul piano della pura legittimità. «Premesso infatti che il termine per impugnare il detto decreto è di giorni 30», precisano gli ermellini, «deve valutarsi se la comunicazione dell’avvenuto deposito del decreto, avvenuto tramite Pec all’indirizzo indicato nello stesso attuale ricorso, e conclusosi con messaggio di mancata comunicazione per risultare piena la predetta casella di posta elettronica, sia da considerare parimenti effettuata ed efficace». Introdotto quindi il vulnus della vicenda gli alti giudici hanno ritenuto fondati i motivi di doglianza del controricorrente, perché «le notificazioni e comunicazioni ai soggetti per i quali la legge prevede l’obbligo di munirsi di un indirizzo di posta elettronica certificata, che non hanno provveduto ad istituire o comunicare il predetto indirizzo», proseguono i giudici, «sono eseguite esclusivamente mediante deposito in cancelleria. Le stesse modalità si adottano nelle ipotesi di mancata consegna del messaggio di posta elettronica certificata per cause imputabili al destinatario», perché «il titolare dell’account» di posta elettronica certificata ha il dovere di assicurarsi il corretto funzionamento della propria casella postale e di utilizzare dispositivi di vigilanza e di controllo, dotati di misure anti intrusione, oltre che di controllare prudentemente la posta in arrivo, ivi compresa quella considerata dal programma gestionale utilizzato come «posta indesiderata».

Francesco Barresi

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