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La notifica nulla riapre l’appello

di Ferruccio Bogetti

La notifica dell'appello all'indirizzo del difensore fiscale dopo la sua morte è nulla e non inesistente. Pertanto il giudice del rinvio deve rimettere nei termini il ricorrente in secondo grado per la ripetizione della notifica dell'atto. Sono queste le conclusioni espresse dalla Cassazione nelle sentenze 16673 e 16674 del 2011.

La vicenda

La decisione è scaturita dal contenzioso instaurato da una società in relazione all'Ilor per l'anno 1994. In tale occasione, la contribuente aveva eletto domicilio presso il proprio difensore fiscale nella procura ad litem rilasciata nel ricorso introduttivo. Con l'elezione di domicilio (prevista dall'articolo 141 del Codice di procedura civile e dell'articolo 17 del Dlgs 546/92), la ricorrente aveva richiesto che tutte le comunicazioni, da quelle delle commissioni tributarie a quelle dell'amministrazione, le venissero fatte presso l'indirizzo del procuratore domiciliatario. La sentenza di primo grado, favorevole alla società, era stata depositata nell'ottobre 2002. Nel febbraio 2003, però, il difensore fiscale era deceduto. Nel dicembre dello stesso anno, l'amministrazione ha notificato l'appello tramite servizio postale all'indirizzo del procuratore domiciliatario indicato nel ricorso introduttivo. L'avviso di ricevimento della raccomandata «AR» (con avviso di ricevimento, ndr) non riportava il nome del consegnatario dell'atto, ma una semplice sigla peraltro illeggibile. Risultava pertanto certo solo il luogo della ricezione dell'atto, e non il soggetto che l'aveva ritirato. Il giudizio di secondo grado andava avanti e si concludeva a favore dell'amministrazione. E, sulla scorta della presunta definitività della sentenza, il fisco ha iscritto a titolo definitivo l'intera pretesa tributaria. Il ruolo notificato dal concessionario è stato impugnato dalla contribuente per violazione del principio del contraddittorio, non avendo la società partecipato al giudizio per fatto non imputabile alla stessa. Infatti, al momento della consegna dell'appello, il difensore domiciliatario era già deceduto, e il comma 4 dell'articolo 141 del Cpc vieta la notifica degli atti presso l'indirizzo del procuratore morto.

Al caso specifico si sarebbe dovuto applicare il comma 3 dell'articolo 330 del codice di rito, che prevede la notificazione dell'atto personalmente alla parte. Secondo la ricorrente tale omissione avrebbe comportato l'inesistenza della notificazione dell'appello, l'annullamento dell'intero procedimento di secondo grado, il mancato passaggio in giudicato della sentenza favorevole all'amministrazione e l'illegittima formazione di un ruolo su una sentenza solo apparentemente resasi definitiva. Così la società contribuente ha presentato ricorso in Cassazione.

La decisione

La Corte ha accolto parzialmente l'istanza. In primo luogo, secondo i giudici di legittimità, la notifica non era inesistente ma nulla. La differenza consiste nel fatto che la notifica inesistente, a differenza di quella nulla, non è né sanabile né rinnovabile come prevedono gli articoli 156 e 291 del Codice di procedura civile. Il plico, infatti, era stato ricevuto da persona non identificabile tramite la sottoscrizione, ma comunque presente all'indirizzo del domiciliatario, che aveva accettato la consegna dell'atto anziché rifiutarlo. Tuttavia la Cassazione ha escluso il valore probatorio alla dichiarazione rilasciata dal figlio del professionista deceduto, secondo la quale lo studio aveva chiuso i battenti dopo la morte del genitore. La dichiarazione, infatti, era stata contraddetta dal fatto che in tale studio c'era un addetto che riceveva gli atti, e ciò dimostrava la continuazione dell'attività anche dopo la morte del difensore.

In conclusione tutto il processo di secondo grado era nullo per violazione del principio del contraddittorio. Secondo la Corte, a differenza dell'ipotesi di inesistenza della notificazione, il giudice del rinvio deve ordinare la ripetizione della notifica ai sensi dell'articolo 291 del Codice di procedura civile.

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