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La notifica invalida travolge l’atto

Maggiore attenzione nel momento in cui il Fisco sceglie a chi indirizzare un atto tributario. La notifica effettuata male, o non effettuata proprio, rischia di porre nel nulla la pretesa tributaria. Questo è quanto emerge dalla lettura delle ultime sentenze depositate dalla Cassazione in tema di notifica.
Fino a questo momento gli interventi giurisprudenziali maggiori – sia della Consulta che della Suprema corte – si sono concentrati sui casi di irreperibilità assoluta e irreperibilità relativa: vale a dire su quei casi in cui, nel momento in cui si tenta materialmente di notificare l’atto, il destinatario non viene trovato perché questo è momentaneamente assente (irreperibilità relativa), perché risulta trasferito in luogo sconosciuto o perché non c’è l’abitazione l’ufficio o l’azienda del contribuente (irreperibilità assoluta).
Notifica a «estranei»
Negli ultimi mesi le pronunce più interessanti dei giudici tributari hanno riguardato la validità della notifica degli atti tributari indirizzata a soggetti estranei al rapporto tributario originariamente contestato.
È questo ad esempio il caso affrontato dall’ordinanza 17160/2014 del 27 luglio scorso con la quale la Cassazione ha ritenuto valida la notifica delle cartelle di pagamento a una signora per le somme iscritte a ruolo per Irpef a seguito di controllo automatizzato sulla dichiarazione dell’ex coniuge, dal quale era separata legalmente. La Cassazione ha dato ragione al Fisco dato che le cartelle erano state notificate alla signora in quanto coniuge solidalmente responsabile, avendo sottoscritto la dichiarazione congiuntamente al marito. Per la Cassazione, invero, è risultato irrilevante sia il fatto che alla signora non fosse stato notificato il rigetto dell’istanza di condono – presentata solo dal marito – sia il fatto che la convivenza tra i coniugi era venuta meno per separazione personale successivamente alla dichiarazione congiunta.
Eredi e aventi causa
Altro caso che provoca da sempre discussione è la notifica agli eredi di un atto tributario. La Cassazione con la sentenza 18729 depositata il 5 settembre 2014 ha stabilito che nel caso di morte l’atto impositivo intestato al dante causa può essere notificato validamente nell’ultimo domicilio di quest’ultimo solamente indirizzando la notifica agli eredi collettivamente ed impersonalmente e purché questi non abbiano – almeno 30 giorni prima – comunicato all’ufficio delle imposte del domicilio fiscale del de cuius le proprie generalità e il proprio diverso domicilio fiscale.
Ma quello della morte “biologica” della persona fisica non è il solo caso ingarbugliato in ambito tributario. Ancora più complicata è la procedura notificatoria in caso di morte “civile” di un imprenditore (si veda l’infografica in pagina). E così quello che è veramente importante da stabilire è il momento in cui i crediti tributari sono effettivamente maturati (se prima o dopo la dichiarazione di fallimento del contribuente) al fine di valutare, dopo, se la notifica della pretesa vada effettuata solo nei confronti del curatore o anche nei confronti del fallito e viceversa.
Comunicazione da 36-ter
Il Fisco, nel notificare un atto, non è chiamato solo a individuarne bene i destinatari: la correttezza del procedimento di formazione della pretesa tributaria è assicurata, infatti, attraverso il rispetto di un sequenza ordinata secondo una progressione di determinati atti, con le relative notificazioni. In tal senso la sentenza 15311 depositata il 4 luglio scorso dalla Cassazione ha stabilito che le differenze sostanziali e formali esistenti tra le ipotesi disciplinate rispettivamente dall’articolo 36-bis e dall’articolo 36-ter del Dpr n. 600/1973 fanno sì che alla mancata comunicazione prescritta dal comma 4 di quest’ultima disposizione consegua la nullità della conseguenziale cartella.
Atto non sottoscritto
Altre omissioni che vengono sanzionate sono poi quelle relative alla notifica di un atto non sottoscritto: la Cassazione con la sentenza 7645 depositata il 2 aprile 2014 ha stabilito che il difetto di sottoscrizione produce la nullità dell’avviso di accertamento, mentre la Ctr di Bologna con la sentenza 1425/10/14 depositata il 15 luglio ha stabilito che è giuridicamente inesistente e non suscettibile di sanatoria la notifica dell’atto impositivo tramite posta raccomandata qualora l’ufficiale giudiziario non abbia apposto sulla busta di colore verde la propria firma (si veda il Sole 24 Ore del 5 settembre 2014).

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