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La notifica «colpisce» il legale rappresentante

In tutti i casi in cui sia vantata una pretesa impositiva nei confronti di una società fallita, l’atto deve essere portato a conoscenza del curatore secondo le regole delle procedura fallimentare, utilizzando cioè la posta elettronica certificata della procedura, e non secondo le regole ordinarie previste per l’accertamento. In caso contrario si verificherebbe un vizio che rende nulla la notifica e fa venir meno la relativa pretesa.
Tuttavia, su questa strada non si sta muovendo l’agenzia delle Entrate con accertamenti recentemente notificati al legale rappresentante della fallita e non al curatore. Tale comportamento non considera che la sentenza dichiarativa del fallimento priva, dalla sua data, il fallito dell’amministrazione e della disponibilità dei suoi beni, e in particolare dei rapporti giuridici di natura patrimoniale, esistenti alla data della dichiarazione di fallimento (articolo 42, comma 1, legge fallimentare). Da ciò consegue che tutti gli atti compiuti – compresi i pagamenti eseguiti o ricevuti – dal fallito dopo tale data sono inefficaci rispetto ai creditori (articolo 44). L’inevitabile riflesso è dato dalla perdita della legittimazione processuale, talché nelle controversie, anche in corso, relative a rapporti di diritto patrimoniale del fallito compresi nel fallimento, sta in giudizio il curatore (articolo 43, comma 1). Inoltre, ex articolo 51, dal giorno della dichiarazione di fallimento nessuna azione individuale esecutiva o cautelare, anche per crediti maturati durante il fallimento, potrà essere iniziata o proseguita sui beni compresi nel fallimento (fa eccezione l’esecuzione fondiaria ex articolo 41, Testo unico leggi bancarie). In tale quadro normativo la domanda di insinuazione al passivo, da parte di chi vanti un credito anche fiscale nei confronti della società, deve quindi essere proposta secondo i termini stabiliti nella sentenza dichiarativa del fallimento e con le modalità stabilite dall’articolo 93 della legge fallimentare e cioè con trasmissione all’indirizzo di posta elettronica certificata del curatore.
Quest’ultimo sarà quindi l’unico soggetto legittimato a contestare (eventualmente) la domanda, qualora la stessa risulti illegittima ovvero a proporre al giudice delegato l’inserimento del debito nel passivo. Per quanto riguarda l’ipotesi (abbastanza comune) in cui la società in crisi venga dapprima posta in liquidazione ordinaria e poi, al ricorrere di determinate situazioni e presupposti, ammessa ad una delle altre procedure concordatarie oppure, in assenza dei requisiti di legge, dichiarata fallita, occorre considerare che con la dichiarazione di fallimento si sospende la procedura di liquidazione e il liquidatore della società fallita vede una compressione dei propri poteri potendo compiere esclusivamente quelle attività consentite al fallito senza l’intervento del curatore. Allo stesso modo non trova applicazione l’articolo 145 codice procedura civile, richiamato dall’articolo 60, che per le notifiche alle persone giuridiche ammette che la stessa possa essere eseguita alla persona fisica che rappresenta l’ente qualora nell’atto da notificare ne sia indicata la qualità e risultino specificati residenza, domicilio e dimora abituale.
La richiesta di pagamento delle maggiori imposte deve pertanto essere effettuata secondo le modalità previste dalla disciplina fallimentare e deve avere come intestataria la società nei confronti della quale si vanta la pretesa. La disciplina fallimentare prevale su quella amministrativa. Deve quindi considerarsi viziata da nullità (e quindi da inesistenza) la notifica dell’atto fatta al domicilio del liquidatore della società fallita e a lui intestata ovvero notificata presso la sede sociale. Il creditore dovrà procedere all’insinuazione al passivo sempre che siano ancora aperti i termini per l’accertamento delle imposte e che non sia scaduto il termine per le domande tardive.

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