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La notifica arriverà solo via web

Una decisa sterzata in direzione della giustizia digitale. Con l’obiettivo immediato di rendere più snelle e veloci le procedure e di alleggerire le cancellerie dei tribunali. Puntando sulla diffusione su larga scala della posta elettronica certificata. Nella bozza di decreto sviluppo bis che potrebbe essere approvata dal Consiglio dei ministri della prossima settimana trova spazio un’ampia parte dedicata alla giustizia digitale. Parte che, a sua volta, si sdoppia in un filone più generalista, che riguarda tutti processi civili, e un’altra, invece, più dettagliata e concentrata sulle crisi d’impresa (si applicherà non solo ai fallimenti, ma anche all’amministrazione straordinaria, ai concordati, alla liquidazione coatta amministrativa).
Il provvedimento scommette sull’adozione della Pec da parte dei professionisti, avvocati ma non solo, e delle imprese (la versione finale dovrebbe prevedere l’adozione della Pec anche per le imprese individuali), in maniera tale da rendere il canale digitale la soluzione privilegiata e pressoché esclusiva per le comunicazioni dei tribunali. Inoltre, in sede di conversione, ma più scadenzati nel tempo potrebbero essere introdotti obblighi più stringenti per rendere non solo le comunicazioni ma lo stesso processo civile in gran parte telematico in tutti gli uffici giudiziari.
Un piano a largo raggio quindi, che, sul piano generale prevede che le comunicazioni e le notificazioni a cura del cancelliere siano effettuate per via telematica all’indirizzo Pec inserito negli elenchi pubblici. Nello stesso modo si procederà nel campo penale per le notificazioni a persona diversa dall’imputato. La relazione di notifica sarà poi redatta in forma automatica dai sistemi informatici in dotazione alla cancelleria.
Se l’obbligo di dotarsi di un indirizzo Pec non è stato rispettato oppure non è stato possibile effettuare la consegna del messaggio digitale per responsabilità del destinatario, le notificazioni e le comunicazioni sono effettuate in cancelleria. Sarà l’interessato cioè a doversi muovere, tenendo presente però che la bozza di decreto introduce un maxi aumento, di 30 volte, quando il difetto di ricezione si è verificato per colpa del destinatario. Identica la “filosofia” che ispira l’intervento sulla legge fallimentare. L’effetto, nelle intenzioni dovrebbe essere quello di evitare l’assalto dei creditori alle cancellerie per prendere visione di atti a elevata sensibilità come le ammissioni al passivo. Determinante in questa prospettiva l’adozione della Pec sia da parte del professionista chiamato a svolgere l’incarico di curatore sia da parte delle imprese. Per esempio, toccherà al curatore comunicare ai creditori:
– che possono partecipare al concorso trasmettendo la domanda;
– la data fissata per l’esame dello stato passivo e quella entro cui vanno presentate le domande;
– ogni informazione per agevolare la presentazione della domanda;
– il suo indirizzo di posta elettronica certificata.
La domanda di ammissione poi deve essere proposta solo attraverso trasmissione all’indirizzo Pec del curatore. Tocca poi sempre al curatore depositare il progetto di stato passivo corredato dalle domande nella cancelleria del tribunale almeno quindici giorni prima dell’udienza fissata per l’esame dello stato passivo e nello stesso termine trasmetterlo ai creditori e ai titolari di diritti sui beni all’indirizzo indicato nella domanda di ammissione al passivo. I creditori, i titolari di diritti sui beni e il fallito possono esaminare il progetto e presentare osservazioni scritte e documenti integrativi fino a cinque giorni prima dell’udienza.

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