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La norma salva Comuni aiuti di 200 euro a cittadino

ROMA — È ormai un braccio di ferro tra il governo e la maggioranza sul decreto per ridurre i costi della politica negli enti locali. In Aula alla Camera il governo ha proposto di cancellare alcuni emendamenti approvati dalla commissione Bilancio per mancanza di copertura finanziaria e l’assemblea ha deciso il rinvio del decreto in commissione dove, però, non c’è stato accordo. La contesa ripartirà oggi in Aula, con la maggioranza che chiede al governo di giustificare i suoi no con le relazioni della Ragioneria sulle norme contestate, ed il governo pronto a chiedere la fiducia.
Se si litiga sulle tasse dei terremotati dell’Emilia, l’abrogazione delle penali per i Comuni che estinguono i mutui in anticipo e l’esenzione Imu per gli enti no-profit, la maggioranza ed il governo sembrano invece perfettamente in sintonia sul salvataggio dei Comuni vicini al dissesto finanziario. Una norma sollecitata da molti sindaci in gravi difficoltà, a cominciare dal primo cittadino di Napoli, Luigi De Magistris, alle prese con un buco forse ancor più grande degli 850 milioni «scoperti» pochi giorni fa.
Nella stessa situazione di Napoli rischiano di trovarsi presto altre grandi città, come Catania, Messina, ma anche Parma. E il governo e la maggioranza hanno pensato bene di cancellare le norme appena introdotte con i provvedimenti attuativi del federalismo fiscale che prevedevano, a fronte del dissesto dichiarato dalla Corte dei conti, l’arrivo del commissario, una sorta di procedura fallimentare per il pagamento dei creditori e, se il caso, nuove tasse per i cittadini e l’ineleggibilità degli amministratori ritenuti responsabili.
Niente di tutto questo. Con il decreto la sanzione politica viene di fatto cancellata, e con gli emendamenti passati in commissione vengono anche aumentati i fondi, da 100 a 200 euro a cittadino, che saranno messi a disposizione dei sindaci in difficoltà. Magari gli stessi che hanno causato il dissesto.
Due passi indietro, dunque, rispetto al federalismo fiscale. Che preoccupa i suoi sostenitori. «È contraddittorio imporre il rigore in modo generalizzato e poi fare eccezioni specifiche per chi il rigore lo ha sistematicamente violato» dice il presidente della commissione paritetica sul Federalismo fiscale, Luca Antonini. «È contraddittorio — aggiunge — prevedere che chi non ha saputo fronteggiare la situazione, o che addirittura l’ha creata, possa ricevere 200 euro per ogni cittadino del comune. C’è il rischio concreto che tra cinque anni i Comuni si trovino nella stessa situazione. Il dissesto pilotato previsto dal decreto legislativo sul Federalismo fiscale faceva scattare l’ineleggiblità e la non candidabilità per gli amministratori inefficienti o che non sono stati capaci di controllare. Sono salvataggi inaccettabili per chi è virtuoso davvero» tuona Antonini.
Nel frattempo la lobby dei sindaci con l’acqua alla gola continua a lavorare in Parlamento. I 200 milioni del fondo per il 2013 sono pochi. Nel 2014 si potrà pescare anche sulle risorse destinate al pagamento degli arretrati della pubblica amministrazione, ma per l’immediato non bastano. A Napoli servirebbero subito 350 milioni di euro. A Catania non sono stati pagati gli stipendi di ottobre. A Messina si parla di una voragine da 250 milioni…

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