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La negoziazione senza appeal

Negoziazione degli avvocati senza appeal. Mancano gli incentivi fiscali, che invece sono espressamente previsti dalla media-conciliazione (dlgs 28/2010): credito d’imposta (fino a 500 euro) ed esenzione dei verbali di accordo dall’imposta di registro (fino a 50 mila euro). Inoltre l’attività di assistenza è gratuita per le persone che hanno diritto al gratuito patrocinio, cosicché la prestazione è di puro volontariato. Sono questi alcuni aspetti critici della procedura conciliativa disegnata dal decreto legge sulla giustizia civile, approvato dal consiglio dei ministri e in attesa di pubblicazione sulla gazzetta ufficiale, che, pur puntando molto sulle procedure alternative di risoluzione delle lite, dimentica alcune leve per il successo dell’istituto.

Media-conciliazione. Il dlgs 28/2010 riconosce a chi paga l’indennità agli organismi di conciliazione, in caso di successo della mediazione, un credito d’imposta commisurato all’indennità, fino a un massimo di 500 euro; in caso di insuccesso, c’è sempre un credito d’imposta, ma è ridotto della metà. Il credito d’imposta deve essere indicato, a pena di decadenza, nella dichiarazione dei redditi ed è utilizzabile in compensazione e, da parte delle persone fisiche non titolari di redditi d’impresa o di lavoro autonomo, in diminuzione delle imposte sui redditi. Inoltre i credito d’imposta non comporta rimborsi e non concorre alla formazione del reddito ai fini delle imposte sui redditi, né del valore della produzione netta. Sempre il dlgs 28/2010 (articolo 17) dispone che tutti gli atti, documenti e provvedimenti relativi al procedimento di mediazione sono esenti dall’imposta di bollo e da ogni spesa, tassa o diritto di qualsiasi specie e natura. Inoltre il verbale di accordo è esente dall’imposta di registro entro il limite di valore di 50.000 euro, altrimenti l’imposta è dovuta per la parte eccedente.

Negoziazione assistita. Il testo descrive il procedimento, ma non fa cenno a sconti dell’erario sulle spese sostenute per la negoziazione, né per le imposte sui redditi né per l’imposta di registro sul verbale di accordo. Eppure si tratta di un procedimento del tutto equiparabile a quello degli organismi di conciliazione, i quali però possono spendere la leva del beneficio fiscale. Non pare, tuttavia, che ci sia ragione per discriminare un tipo di conciliazione rispetto all’altro. Tra l’altro sull’avvocato incombe l’obbligo di informare e di illustrare le caratteristiche della media-conciliazione, comprese le agevolazioni tributarie, e anche quelle della negoziazione assistita. D’altra parte per le ipotesi in cui sono attivabili sia la media-conciliazione sia la negoziazione assistita gli interessati, nella scelta, terranno conto delle spese cui vanno incontro.

Gratuito patrocinio. Il compenso salta se la parte interessata (sia nella media-conciliazione sia nella negoziazione assistita) ha i requisiti per ottenere il patrocinio a spese dello stato (reddito non superiore a euro 11.369,24). Il decreto legislativo 28/2010 prevede, per le mediazioni obbligatorie, che all’organismo di conciliazione non sia dovuta alcuna indennità dalla parte che si trova nelle condizioni per l’ammissione al patrocinio a spese dello stato. L’interessato deve però depositare una dichiarazione sostitutiva sul possesso dei requisiti e, se l’organismo lo chiede, deve depositare anche la documentazione giustificativa della dichiarazione. La disciplina è la stessa per le convenzioni assistite dagli avvocati in materie per cui sono obbligatorie (sinistri, recupero crediti fino a 50 mila euro): la dichiarazione sul possesso dei requisiti va resa all’avvocato, che può richiedere documentazione giustificativa. L’interessato non deve pagare alcun compenso e l’attività di assistenza sarà svolta senza alcuna remunerazione. In questo caso la conciliazione non è a spese dello stato, ma degli organismi di conciliazione e degli avvocati.

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