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La ’ndrangheta alza il tiro su usura e Npl

Le denunce diminuiscono, ma i segnali di allarme crescono. È il paradosso che fotografa l’antico e sempre presente fenomeno dell’usura che ora la crisi di liquidità determinata dalla pandemia rischia di alimentare. Ma le difficoltà economiche potrebbero accrescere anche lo stock delle sofferenze bancarie, favorendo un’altra (e ancor più ampia) via di penetrazione della criminalità organizzata nel tessuto economico, e cioè quella dell’acquisto dei crediti deteriorati, i cosiddetti Npl (non performing loans).

L’usura

Vergogna, paura, diffidenza verso le istituzioni ma anche un mal riposto sentimento di sudditanza e “gratitudine” verso lo strozzino, rendono infatti molto rare le denunce (solo 184 da agosto 2019 a luglio 2020 secondo il dossier Ferragosto del ministero dell’Interno). Il fenomeno emerge infatti quasi sempre da inchieste giudiziarie o da evidenze processuali che accendono i riflettori sulla pervasività del reato. A lanciare l’allarme sono soprattutto le associazioni che operano sul territorio. «A inizio estate c’è stata un’offerta quasi sfacciata di prestiti illegali – dice Luigi Cuomo, presidente di Sos imprese –. Ora il fenomeno è tornato carsico ma di certo non meno preoccupante. Sta toccando categorie imprenditoriali giovani che negli scorsi anni hanno avviato attività nel mondo del turismo e della ristorazione e che non erano mai entrati in contatto con questo mondo». «Le difficoltà di accesso al credito, la riduzione dell’attività economica e del reddito di chi aveva lavori saltuari o a nero aumentano il rischio di diventare vittime di usura. I nostri centri d’ascolto lo segnalano», dice Don Andrea La Regina responsabile dell’ufficio macroprogetti della Caritas.

Il commissario straordinario per il coordinamento delle misure antiracket e usura, nella relazione di quest’anno, aveva già segnalato che l’obiettivo dell’attività usuraria era «l’acquisizione di attività imprenditoriali», sottolineando inoltre i mutamenti del fenomeno criminale «uscito dalla tipologia classica dell’usuraio di quartiere per dilagare in un mondo delinquenziale ben organizzato che conquista al malaffare le aziende e inquina l’economia sana».

I crediti deteriorati

L’aumento di difficoltà nell’onorare i debiti causato dalla crisi economica potrebbe finire per ingrossare un altro canale (già esistente) di penetrazione della criminalità organizzata nel tessuto economico: l’acquisto di non performing loans, i crediti deteriorati delle imprese. «Ormai è la speculazione sui mercati finanziari ad offrire alla criminalità organizzata, e soprattutto alla ’ndrangheta, i maggiori margini di profitto», dice il prefetto Vittorio Rizzi che guida il nuovo Organismo di monitoraggio del rischio di infiltrazione della criminalità organizzata nell’economia a causa della crisi dettata dalla pandemia, voluto dal Ministro dell’Interno Luciana Lamorgese. «Permette infatti di riciclare il denaro sporco proveniente dalla droga, acquistando posizioni creditorie nei confronti delle imprese e, in prospettiva, asset proprietari nelle compagini societarie, nel settore turistico, della ristorazione e del commercio», spiega Rizzi.

Negli ultimi anni lo stock di sofferenze e crediti deteriorati (cresciuto moltissimo dopo la crisi del 2008 a arrivato, in Europa, nel 2017, a 760 miliardi) si è via via ridotto, ma la pandemia rischia di arrestare questo processo se non di invertirlo. «La criminalità si inserisce nei mercati di Npl e compra questi crediti deteriorati sia per speculazioni finanziarie ma anche per impossessarsi delle attività economiche. Ci sono patrimoni che costituiscono asset particolarmente appetibili (ad esempio centri commerciali, villaggi turistici) sia per gli operatori economici “normali” che per la criminalità organizzata».

E le azioni di contrasto sono molto difficili. «Gli acquisiti sono effettuati soprattutto da fondi stranieri, partecipati a loro volta da altri fondi. Un contesto in cui le organizzazioni criminali possono inserirsi tramite prestanome o società di copertura. La cooperazione internazionale è quindi fondamentale. Per questo abbiamo costituito un gruppo di lavoro europeo (con anche il Regno unito) composto dai vertici delle Forze di polizia». Domani ci sarà in primo incontro in presenza a Roma.

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