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La musica sfida la pirateria

di Marco Mele

L'editoria musicale digitale decolla nel 2010, grazie all'apertura di nuove piattaforme e nuovi servizi. Vale, nel 2010, circa 22,5 milioni di euro (+10% sul 2009), ovvero tra il 16 e il 20% dei ricavi totali dell'industria discografica nazionale (tale quota era il 15% nel 2009 e il 9% nel 2008). Negli Stati Uniti la musica digitale legale vale già il 50% dell'intero mercato, anche per la netta flessione del mercato dei compact. La musica digitale nel mondo vale 4,6 miliardi di dollari e costituisce il 29% dei ricavi per le case discografiche.

Il consumo di musica legale cresce, insomma, mentre la pirateria, e il peer-to-peer in particolare, è in calo. Fastweb music, il Cubo Musica di Telecom Italia o la piattaforma lanciata da un soggetto della grande distribuzione come Esselunga sono alcuni degli ultimi esempi. Tra il 2004, anno zero per l'offerta legale sul Web, e il 2010, il valore di mercato della musica digitale legale ha registrato un incremento del 1000%. Nel mondo sono 400 le piattaforme autorizzate ad offrire musica digitale, potendo contare su oltre 13 milioni di brani.

Tale conversione di rotta avviene all'interno di un decennio "orribile" per l'industria discografica mondiale, che dal 1999 al 2009 ha avuto cali di introiti che vanno dal -57,8% degli Stati Uniti al -73% dell'industria italiana. «Il settore comincia a trovare modelli di business – spiega Enzo Mazza, presidente della Fimi, la federazione dell'industria musicale italiana, della quale fanno parte tutte le major globali del settore – con un'offerta che si amplia e trova riscontri nei consumatori. I 22 milioni di ricavi non sono un'enormità, ma se confrontati all'offerta legale sul web di altri settori, come il cinema, siamo più avanti. Quando lo dici ai politici, ti guardano sorpresi. Ma come: la musica digitale si può comprare?».

Allo stesso tempo, la pirateria perde colpi. «Tre o quattro anni fa, un abbonato su due che partiva da una piattaforma digitale o da un provider (banda larga), sceglieva un'offerta illecita – continua Mazza – come eMule. Adesso, invece, la maggior parte dei nuovi abbonati sceglie le piattaforme legali. Un fenomeno favorito dalla grande diffusione di iPhone, iPod e iPad, le cui applicazioni portano alla connessione con piattaforme legali». La lotta alla pirateria, insomma, non è solo repressione. «Un altro segnale di questo cambiamento nell'offerta legale è il fatto che le piattaforme non offrono più solo uno o due brani singoli di ciascun album: oggi li puoi comprare tutti». Su una piattaforma come iTunes vi sono ben 18 milioni di brani singoli. «In Italia sono disponibili più di dieci milioni di tracce», dice Mazza, che aggiunge: «Ha un effetto positivo l'introduzione di nuovi sistemi di pagamento, rispetto a quello tradizionale dell'online con la carte di credito, poco diffuse tra i giovani, come l'addebito sulla bolletta o forme di pagamento per la telefonia mobile o la tessera prepagata, nel caso di Esselunga. L'acquisto di musica dai negozi digitali e lo streaming video da You Tube è ormai parte del consumo di musica del nostro Paese». La distanza dagli altri mercati, insomma, sta nella penetrazione inferiore della banda larga: «È troppo piccolo il nostro mercato di internet in generale», aggiunge il presidente della Fimi. Non va dimenticato che vi sono ancora circa sei milioni di utenti Internet che "scaricano" musica illegalmente: la pirateria vale circa il 27% del mercato contro il 20% di media europea. «Il problema, oggi, sono le grandi piattaforme che hanno i server all'estero, come quelle di Torrent, perché offrono anche il cinema. Il blocco di Pirate Bay da parte della magistratura nazionale – conclude Mazza – è stato un segnale importante, come la bozza di delibera che l'Agcom ha posto in consultazione. In Italia al crescere della banda larga, cresceva la pirateria. Oggi parallelamente alla diffusione della banda, cresce l'offerta legale».

 

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