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La mossa sul gruppo accelera il riassetto fra i soci di Telco

L’offerta di Naguib Sawiris, che ha messo sul piatto una cifra di almeno tre miliardi per un aumento di capitale a lui riservato in Telecom Italia, apre nuovi scenari per il futuro di Telco e soprattutto rimette in discussione gli assetti azionari della scatola a cui fa capo il 22,4% di Telecom Italia e oggi partecipata da Telefonica, Mediobanca, Intesa Sanpaolo e Generali.
Ufficialmente tutti i soci Telco hanno rilasciato un secco no comment in merito all’offerta. Troppo prematura qualsiasi valutazione – si osserva – anche perché spetterà al board di Telecom Italia esaminare il progetto. Di fatto però il blitz rischia di far emergere in anticipo le diverse posizioni che si stanno coagulando all’interno di Telco dove tra soci finanziari (Intesa Sanpaolo, Mediobanca, Generali) e industriali (Telefonica) c’è un accordo parasociale che li lega fino al 2015. Secondo quanto si apprende, fonti interne vicine ai soci indicano piazzetta Cuccia «neutra» di fronte all’ingresso di Sawiris nel capitale di Telecom Italia, anche perché – riferiscono le stesse fonti – Mediobanca ha fatto il suo ingresso in Telecom Italia in veste di socio finanziario e dunque con una operazione bridge che prima o poi dovrà rientrare. Diversa invece la posizione di Intesa Sanpaolo che, stando alle stesse fonti, vedrebbe con favore l’intervento di Sawiris nel gruppo tlc. Ieri il presidente del consiglio di gestione di Intesa Sanpaolo Andrea Beltratti ha dichiarato che su Telecom Italia non c’è «alcun commento specifico da fare», ma in generale «gli investitori esteri sono benvenuti in Italia, purchè abbiano programmi di crescita di lungo periodo».
Diverse le posizioni di Generali e degli spagnoli di Telefonica, dove si registrerebbe una chiusura. Nel caso del gruppo di Trieste le motivazioni sarebbero più di tipo finanziario e il riferimento è agli elevati prezzi di carico di Telecom Italia. Nel caso di Telefonica, invece, dietro le quinte si starebbe manifestando sempre più irritazione nei confronti della situazione in cui si sarebbero trovati in Italia.
Che gli spagnoli, soci da diversi anni del gruppo tlc, si siano sempre sentiti «stranieri» in Telco e, soprattutto, poco soddisfatti dell’investimento si vocifera da tempo. Non a caso se da un lato hanno cercato di rafforzare le loro garanzie nei patti parasociali Telco con l’inserimento di postille in grado di tutelarli, dall’altro hanno dovuto al pari degli altri azionisti di Telecom Italia iscrivere in bilancio pesanti perdite legate all’investimento in Telecom Italia. Solo negli ultimi nove mesi Telefonica ha svalutato il pacchetto Telco e le sinergie stimate per 542 milioni dopo i 505 milioni di svalutazioni del 2011. Ma più in generale, dal 2007, quando è passato di mano il pacchetto di maggioranza relativa del gruppo di tlc, il prezzo di carico delle azioni è passato dai 2,85 euro per azione (i soci italiani avevano valorizzato i loro titoli a 2,53 euro) a 2,2 euro e poi a 1,8 euro, per poi scendere a 1,5 euro e adeguarsi quasi ai prezzi di mercato. Quanto basta per creare non pochi malumori che l’offerta di Sawiris, secondo quanto si apprende, avrebbe ulteriormente alimentato. Il timore, infatti, è che dietro il magnate egiziano ci sia il gruppo del messicano Carlos Slim con cui da tempo si accompagna una concorrenza sempre più agguerrita in Sud-America.
Tecnicamente gli accordi parasociali che legano i soci Telco sono stati rinnovati in anticipo lo scorso anno e scadono il 28 febbraio 2015. Ma il patto prevede una finestra di uscita anticipata, con la soluzione della scissione e con la facoltà di inoltrare la richiesta tra il 1° e il 28 settembre 2013 (esecuzione entro i sei mesi successivi). Sulla carta tra accordi e statuto di Telco sono disciplinati i passaggi di titoli Telco e Telecom Italia all’interno della compagine azionaria del veicolo, così come – è previsto – gli spagnoli avranno il diritto di far scattare la scissione se Telecom Italia concluda alleanze strategiche di rilievo con qualsiasi operatore telefonico. Tuttavia anche in quest’ultimo caso il patto è difficilmente applicabile dato che Sawiris agisce con la propria finanziaria, non con il gruppo Orascom.

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