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La mossa di Salvini e Di Maio ” A Conte la trattativa con l’Ue”

La trattativa sulla manovra economica è ora nelle mani di Giuseppe Conte. E il Parlamento non può che attendere il suo esito. Per questo la commissione Bilancio della Camera sta esaminando in queste ore una finanziaria priva dei suoi elementi fondamentali, ma piena di mance di vario genere, per accontentare i già delusi appetiti dei partiti della maggioranza. Lo farà fino a mercoledì, quando è previsto l’approdo in aula ed è data per probabile la richiesta di un voto di fiducia.
Si corre per arrivare presto al Senato, dove tutto cambierà con un emendamento per introdurre la revisione della legge Fornero, un altro per tagliare le pensioni d’oro e soprattutto con la revisione dei costi delle misure considerate irrinunciabili, quota 100 e reddito di cittadinanza, ormai destinate a tagli pesanti.
Il presidente del Consiglio ha chiesto e ottenuto un mandato pieno a trattare da Lega e Movimento 5 stelle: lo spiraglio intravisto al G20 di Buenos Aires, i toni finalmente dialoganti di Jean- Claude Juncker e Pierre Moscovici, fanno sperare il governo. Che fino a una settimana fa considerava la procedura d’infrazione da parte della Commissione europea sicura, tanto da sfidarla. Ma ora, vista la preoccupazione di mercati, imprese, cittadini, è deciso a fare il tutto per tutto per chiudere un accordo con Bruxelles.
Il premier è convinto di poterci riuscire e per questo ha chiesto di vedere oggi Matteo Salvini e Luigi Di Maio, sentiti ieri solo al telefono. Pretende, però, di essere lui a sedersi al tavolo. Lasciando poco margine al ministro dell’Economia Giovanni Tria, che dal G20 ieri è partito direttamente per l’Eurogruppo di Bruxelles rispondendo, solo a chi gli chiedeva se si stia trattando su una riduzione del deficit al 2 o all’ 1,9 per cento: « Sì, le cifre sono queste, ma molto possiamo fare in base alle misure che adotteremo e come le adotteremo».
Il “come”, è a questo che stanno lavorando i tecnici del ministero dell’Economia. Da Palazzo Chigi per ora confermano solo che si va verso risparmi di 5 miliardi di euro, che corrisponderebbero al 2,1 per cento di deficit. Tre decimali in meno che a Bruxelles sembrano non bastare. Conte chiederà agli azionisti del suo governo uno sforzo ulteriore, facendosi garante di quanto promesso su pensioni e reddito. In cambio, però, bisognerà evitare uscite scomposte, battute come quella fatta da Salvini ieri sera a Non è l’arena: « L’Europa può mandare anche padre Pio, ma io la legge Fornero la smonto pezzo per pezzo » . Non sarà facile, certo non in questa manovra.
È stato lo stesso segretario leghista ieri a firmare insieme a Di Maio una nota pomposa in cui si ringrazia Conte per gli sforzi profusi, si definisce il premier « garante del contratto e dell’interlocuzione con l’Europa», gli si affida «un dialogo franco e rispettoso con le Istituzioni europee » , chiedendo però di non fare « rinunce sul patto con gli italiani». L’obiettivo è far crescere l’Italia ed « evitare una terza recessione ». Nessun numero o paletto specifico. Se ne parlerà oggi a Palazzo Chigi, in cerca di un’intesa che permetta a Conte di chiudere la partita. E al Parlamento di conoscere il vero volto della manovra.
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