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La mossa di Trichet convince le Borse

di Maximilian Cellino

Per tutto il pomeriggio e probabilmente anche oggi e nei giorni successivi economisti e analisti finanziari continueranno a chiedersi se le decisioni adottate dalla Banca centrale europea (Bce) nell'ultima riunione presieduta da Jean-Claude Trichet assomiglino più al bicchiere mezzo pieno o a quello mezzo vuoto. Il mercato però ha già deciso, almeno per il momento, perché nella giornata di ieri gli investitori hanno tenuto il piede sull'acceleratore premiando in modo pressoché indistinto tutte le attività a rischio: Borsa, materie prime, titoli obbligazionari «periferici» e naturalmente anche l'euro.

I listini parlano infatti di un recupero del 3,55% per Piazza Affari, di rialzi nell'ordine del 3% anche per gli altri principali indici europei e di un progresso dell'1,83% per l'S&P 500 di New York (+1,88% Nasdaq), mentre il Dow Jones ha rivisto quota 11mila. Si sono visti acquisti importanti sui BTp, che hanno permesso di ridurre lo scarto di rendimento sul bund decennale a 353 punti base, così come sui titoli spagnoli (già in mattinata l'asta di Madrid, per complessivi 4,5 miliardi di euro, si era conclusa con forti richieste e rendimenti in calo). Il quadro si completa con il petrolio (+3%), il rame (+6%) e l'euro, in recupero rispetto al dollaro fino a 1,3435.

Tutti uniti nello stesso calderone, perché di un unico movimento, in fondo, si è trattato: il mercato ha dato credito alla Bce e alle sue mosse per contenere la crisi. Perché abbia concesso tutta questa fiducia resta quasi un mistero per gli analisti, che sottolineano piuttosto come gli annunci di Francoforte fossero tutto sommato attesi, se non addirittura più limitati nella portata rispetto a quanto si potesse prevedere. Barclays Capital, per esempio, si aspettava un piano di riacquisto dei covered bond di ammontare compreso fra 50 e 100 miliardi di euro anziché i 40 miliardi promessi ieri e addirittura c'era anche chi (come Jp Morgan e Royal Bank of Scotland) non aveva ancora riposto le speranze su un taglio dei tassi di interesse all'1,25%.

«Trichet non ha fatto altro che dare un calcio alla lattina per spingerla più avanti nella strada», commentava ieri un gestore di hedge fund piuttosto disilluso: insomma, non si farebbe altro che adottare palliativi e rimandare la soluzione ai problemi del sistema finanziario, che sono sempre più evidenti, come dimostra anche l'esito dell'inchiesta trimestrale sull'acceso al credito nell'Eurozona pubblicata proprio ieri dalla stessa Bce.

Chi operava sui listini si è però evidentemente dimostrato di avviso differente e c'è chi ha visto nell'intervento della Banca centrale, ma anche nelle aperture della cancelliera tedesca Angela Merkel e del presidente della commissione Ue Josè Barroso al possibile salvataggio delle banche, una sorta di presa di coscienza da parte della classe dirigente sulla preoccupante realtà che li circonda. Una volta tanto, insomma, governatori e banchieri europei sono sembrati remare nella stessa direzione e questo è piaciuto agli investitori. «C'è la sensazione che si possa evitare una caduta libera», ha sottolineato Alan Ruskin di Deutsche Bank e come lui deve averla pensata la gran parte dei trader.

Un piccolo aiuto, per la verità, è arrivato anche dagli Stati Uniti che, a dispetto delle continue previsioni di recessione (la view di SocGen, ultima in ordine di tempo, indica che vi sia una probabilità del 65% di una frenata della crescita nei prossimi 12 mesi) sfornano quasi ogni giorno dati macroeconomici migliori delle attese. Anche ieri le grandi catene di distribuzione hanno annunciato vendite superiori al previsto per il mese di settembre, mentre le richieste settimanali di sussidi di disoccupazione sono cresciute di 6mila unità (contro le 19mila previste) e sono parse di buon auspicio in vista dell'appuntamento clou di oggi con le cifre sul mercato del lavoro di settembre. Sarà soprattutto su questi dati che si misurerà la voglia di reagire dei listini.

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